Giornate del Territorio

Giornate del Territorio, ripartiamo da qui

Tre giorni e una maratona di incontri, presentazione e tavole rotonde. Ecco cosa è successo nella tre giorni organizzata dall'Ecomuseo Casilino

Si è concluso il week-end delle Giornate del territorio, nel verde della Casa della Cultura Villa De Sanctis, lungo la Casilina. Buona la partecipazione alla maratona di incontri dedicata al racconto dei metodi di rigenerazione dei territori urbani e valorizzazione del patrimonio.

Tanti gli interventi, dalla città di Roma ma non solo. Spunti di riflessione all’indomani dell’approvazione della legge sugli Ecomusei del Lazio. Sono intervenuti anche rappresentati delle istituzioni. Eugenio Patané del Consiglio della Regione Lazio ha sottolineato come la legge sia solo un primo passo: «Abbiamo raggiunto un punto d’avanguardia nelle legge. Non vorrei che l’arrivo della legge venisse interpretato come inerente solo all’Ecomuseo perché invece si inserisce in una visione più ampia, un’idea sui territori e i rapporti di Roma con quelli limitrofi». Un confronto al quale hanno partecipato anche Eleonora Guadano, presidente della Commissione cultura Roma Capitale e Maria Teresa Brunetti, assessore alla cultura del Municipio Roma 5. Ne è uscita la definizione di Ecomuseo come sentinella che, a quelli che verranno, racconterà il territorio, i legami e la storia: la scoperta di una ricchezza che va oltre la visita di un bene e che può essere qualcosa di meno materiale, come un dialetto, un’inflessione o una parola. Marta Bonafoni del Consiglio regionale Lazio sottolinea le responsabilità dell’informazione e della politica: «Le campagne politiche spesso parlano di periferie in modo generico e le nominano come corollario della città, questo è sbagliato perché le periferie sono Roma». E «il giornalismo intorno al tema delle periferie parte dal vecchio dettame sesso, sangue e soldi, avviene così un collasso della narrazione che diventa un problema per chi fa il lavoro dell’Ecomuseo sui territori. L’informazione non può essere una luce che si accende e si spegne». E prosegue indicando un testo “di riferimento”, Fuori raccordo di Carlo Cellamare buon punto di partenza per capire come nelle città, la globalizzazione abbia generato un conflitto altissimo. E come soggetti come l’Ecomuseo possano contribuire a spegnerlo.

Incontri aperti alle domande del pubblico che hanno stimolato in modo critico la riflessione, viene chiesto - ad esempio - che vengano istituite borse di studio per permettere ai ricercatori di lavorare sul quartiere. La sostenibilità della cultura è un tema urgente con il quale è necessario fare i conti, perché non coinvolgere i privati ed il tessuto produttivo del quartiere? Due filmati dell’Istituto Luce - presentati da Patrizia Cacciani Responsabile Mediateca Archivio Storico Istituo Luce-  hanno raccontato come il regime fascista documentava lo sviluppo urbanistico della città. Un contributo che ci aiuta a leggere la storia come flusso e non come un percorso interrotto da cerniere come ha sottolineato la responsabile della ricerca storica dell’Ecomuseo Stefania Ficacci.

Con la presentazione libro Ripensare i margini L’Ecomuseo Casilino per la periferia di Roma, l’Ecomuseo si presenta e fa una panoramica delle sue attività e del pensiero che ne anima le iniziative. Pubblicato nella collana accademica della casa editrice Aracne, è un libro collocato in un orizzonte scientifico ma accessibile a tutti. Alessandra Broccolini dell’Università La Sapienza ha sottolineato come sia «un lavoro corale al quale hanno partecipato voci diverse. È un testo che ha un formato accademico ma una spinta e scrittura eterogenea. Un lavoro polifonico con un taglio più antropologico critico, descrittivo, di militanza». Stefania Favorito, responsabile della ricerca archeologica dell’Ecomuseo ha spiegato come sia importante ad una più ampia informazione sul patrimonio del territorio «la maggior parte cittadini sa che vicino c’è il mausoleo di sant’Elena, Centocelle con tre ville fantasmagoriche e qualche altra cosa. Altrimenti è un territorio svilito e non basta il turismo e la guida che riversa nozioni, si deve rivedere la storia per risentirla cucita addosso»Claudio Gnessi, presidente dell’Associazione Ecomuseo Casilino ha riassunto il contenuto dei suoi tre saggi presenti nel volume: uno sul metodo di lavoro esportabile e replicabile, uno che ripercorre la cronologia dell’attività. E infine un saggio è dedicato alla street art, una tematica ormai onnipresente e che genera dibattito. «Da un lato c’è lo spontaneismo anarchico del Pigneto, no si sa chi autorizza o se c’è un discorso coerente: spuntano Pasolini come piovesse. Dall’altro c’è il gallerismo che ha invaso Ostiense e noi ci siamo chiesti se continuare l’idea del Muro al Quadraro. Abbiamo però tolto la curatela artistica, qui abbiamo lavorato con galleria e artisti del territorio: Wundrekammern per esempio si è messo in ascolto del luogo».

L’antropologo Carmelo Russo, responsabile della ricerca religiosa ha introdotto il tema del sacro in quartieri dove si mescolano le religioni, chiedendosi se la parola stessa “sacro” sia applicabile a tutti, alla comunità filippina per esempio, che si riunisce alla casa del popolo: per la comunità pentecostale il luogo è solo un luogo fisico. Nel libro anche interventi di Vincenzo Padiglione della Sapienza e Romina Peritore responsabile della ricerca urbanistica. E Stefania Ficacci che ci riporta con puntualità ed entusiasmo i riferimenti storici:

«La periferia è una dimensione del ‘900, nel fascismo si parla di suburbio. Quando nel 2004 scrissi la tesi l’ho dedicata a Torpignattara, il mio territorio, neanche sapevo da che venisse il nome. A distanza di 10 anni con l’inizio dei laboratori, il territorio è cambiato, il cambiamento è un bene alle volte. E dal laboratorio è nato una racconto ulteriore, una Torpignattara che si incontrava e scontrava con nuove comunità in cerca di nuovi equilibri. La narrazione esterna spesso influenza questi equilibri, se ne sono resi conto in tanti leggendo un linguaggio che viene da fuori, quello giornalistico ma non solo. Allora potrebbero controbattere: ma perché è tutto bello? No, ci sono problema da affrontare e risolvere ma la narrazione deve cambiare, chi legge deve poter accedere a un’interpretazione differente, critica. Bisogna avere una percezione critica non parlare con preconcetto e pregiudizio».

La giornata di sabato si è aperta come la presentazione di Co.Heritage un panel su progetti di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale locale realizzati da associazioni, enti, scuole, cittadini e organizzazioni. Un modo per condividere visioni nuove, anche di nicchia, ma capaci di offrire nuovi stimoli su modi e forme di cura del proprio patrimonio culturale. Sono stati presentati i lavori del Centro di documentazione Maria Baccante, del Centro Studi sul moderno e Sguardo in giro. E ancora Sguardo contemporaneo che ha spiegato come l’arte possa essere una nuova prospettiva per raccontare il territorio con una prima edizione dedicata al Quadraro. Omnia Urbes, ha riferito i risultati del progetto Vale Roma sul recupero della cultura storica, i ragazzi degli ultimi anni del liceo lavorano con uno storico, un fotografo, un architetto e un’attrice. E preparano la tesina di maturità a partire dai progetti di vale Roma. Melting Pro è un’idea di sette donne manager culturali con base a Roma, il loro scopo è innovare il sistema culturale con metodi creativi e le nuove tecnologie. Patrizia Gioia della Sovraintendenza Capitolina ai Beni culturali introduce il tema del museo e racconta la storia di quello di Casal de pazzi, deposito pleistocenico celebrato anche da Zero Calcare e dal suo murales del Mammut alla stazione di Rebibbia.

E poi la presentazione di tante ricerche, Sara Le Xuan e Serena Muccitelli con Avanzi. Pasquale Grosso, dell’associazione Da Sud, ha raccontato la bella storia di Àp - Accademia popolare dell’antimafia e dei diritti:

«Eravamo una giovane banda di calabresi che eravamo partiti e avevamo la necessità di rispondere alle esigenze della nostra generazione per recuperare storie della vittime della ‘ndragheta. L’Accademia è la messa a sistema delle attività, prima lo facevamo in 40mq al Pigneto e in giro per le scuole d’Italia ora abbiamo un luogo fisico a Don Bosco. Siamo nel piano ore scolastico abbiamo quindi il modo di lavorare con gli studenti, abbiamo una biblioteca di 9mila volume e abbiamo dato il via ad ua stagione teatrale totalmente gratuita».

E ancora: «I ragazzi non hanno cognizione dei propri diritti e del proprio contesto. Immaginate di discutere di legalità con un ragazzo che vive in una casa occupata»

Debora Navarra, presenta Urbanita, per un parco urbano e un itinerario pedonale intorno alle mura di Roma. «Sono parcheggi mentre sono un patrimonio che si potrebbe sfruttare, quando organizziamo le passeggiate e poi chiediamo un feed back ai partecipanti spesso ci rispondono che dovrebbero essere più pulite, certo è giusto ma non basta, si deve ambire a qualcosa di più: Roma non può ambire solo alla pulizia».

E la giornata prosegue con progetti e ricerche in Italia ed Europa con tanti interventi: Mimì Coviello su Agrinetura da Matera, Emanuela Rossi dell’università di Firenze che porta l’esperienza di Casa di Zela, Andrea Colbacchini con il caso Pasubagria, Silvia Falocco per la Fondazione Ecosistema. E ancora Chiara Lucchini dello Urban Center torinese, Levente Polyak e Daniela Patti sulla finanza di comunità di Eutropian e Alessandro Cattunar sul progetto di public history sul confine orientale di Associazione 47/04.

L’ultimo giorno è iniziato con una passeggiata a Torpignattara (simile a quella che la redazione di Ril aveva fatto a pochi giorni dall’inizio delle Giornate). Il primo incontro della giornata affrontava il tema dei patrimoni locali e del turismo sostenibile con gli interventi di Agostino Riitano cultural manager, Luigi Corvo professore di social entrepeneurship and innovation, Ledo Prato segretario dell’associazione Mecenate 90, Giovanna Barni presidente Coop Culture ed Elena de Nictolis di LabGOV. Nel pomeriggio spazio al dibattito aperto e alle tavole rotonde, centrale è il tema dell’interazione tra le diverse componenti del territorio: mediare tra le esigenze, le diverse visioni e narrazioni. Via della Marranella per esempio, rimasta buia dopo la chiusura delle botteghe di artigiani, ora ha “ripreso luce” con le insegne dagli accesi colori delle attività dei nuovi abitanti di Cina e Bangladesh, loro stessi si sentono portatori di un cambiamento positivo. Ma come conciliare questa interpretazione con chi vi vede una deriva, il degrado e un pericolo? Le giornate di sono concluse con un laboratorio partecipativo di studio sul territorio. Hanno partecipato anche i ragazzi presenti per l’alternanza scuola lavoro che durante gli altri giorni hanno garantito un saluto a tutti coloro che entravano e uscivano dalla Casa della Cultura di Villa De Sanctis e un contribuito alla logistica dell’evento. I vari gruppi hanno rintracciato i luoghi che frequentano nei vari quartieri, sono emerse zone più caratterizzate dalla presenza di attività commerciali, altre per la presenza di associazioni o simboli come il Forte Prenestino ed anche i murales ne sono usciti come nuove pietre miliari della nostra città.

 

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