Urban Experience, l'anti guida di Roma

Si chiama performing media storytelling ed è un'espressione composita che serve a dare spettacolo - non nella città - ma della città. Carlo Infante ci racconta Urban Experience, il walk about per imparare ovunque in una capitale fatta di storie e strati

«Roma è di tutti, è la città per eccellenza, neanche Babilonia o Atene hanno assunto questa funzione, nell’età antica». Carlo Infante parla con voce avvolgente. La sua storia walking-teller e quella di Urban Experience, l’associazione di promozione sociale di cui è presidente e fondatore, nascono nel 2009 a Roma, seguendo le esperienze del videoteatro e della radiofonia sperimentale degli anni '80, prima, l’avanguardia dei primi blog negli anni '90, poi. L’innovazione è nel motto «Piedi per terra e testa nel cloud». La formula? walk about + web radio nomade + geoblog = performing media storytelling.

I racconti dei luoghi visitati e raccontati sono spesso trasmessi in streaming via webradio. L’esperienza di Carlo e di Urban Experience cresce nel tempo e con il tempo, nell’ottica di restituire memoria collettiva e «consapevolezza desiderante».

Bisogna desiderare la città, il desiderio di città, il dovere di amarla, di rispettarla. Altrimenti è tutto perduto

ci racconta Carlo. Sembra molto poetico e poco pratico. Ma, in questo progetto, la realtà è più viva che mai. L’idea di Urban Experience è di dare spettacolo della città e non nella città con un metodo di partecipazione geolocalizzata al fine di reiventare spazio pubblico e dar vita, con l’azione, alla tanto dibattuta rigenerazione urbana.

Urban Experience pone luce sulle città, nel rapporto uomo-spazio pubblico. Il fine è, univocamente, sociale: non essere gestiti. Conoscere il proprio territorio significa anche saperlo valorizzare o criticare. Ed è per questo che Urban Experience e i suoi walk about si pongono lo scopo di trasformare la smart city in un posto migliore, basandosi sul concetto di cittadinanza attiva.

Mi piace pensare l’etimo della parola cultura: un participio futuro, ciò che diviene come natura, ciò che cresce, che la cultura possa servire ad attivare consapevolezza sulle trasformazioni riguardo il mondo che ci circonda, cambiamento che viene da noi e cambia anche il nostro interno, oltre l’esterno.

L’«apprendimento dappertutto», come lo chiama Carlo Infante, è quella pratica di cittadinanza attiva ed educativa, che comprende i più svariati ambiti: dall’urbanistica partecipativa all’educazione ambientale, dal turismo esperienziale alla gestione creativa dei conflitti.

Il fatto scatenante è stato il desiderio di riscoprire Roma dopo 16 anni vissuti a Torino. Quale altro modo era possibile se non quello di esplorarla, passeggiando, condividendo i percorsi in quelle conversazioni nomadi che abbiamo definito prima “walkshow”, contrapponendoci ai talkshow televisivi che hanno abbassato la coscienza di tutti, inchiodandoci a casa, e poi “walkabout”, segnando un salto di qualità del format ludico-partecipativo.

Il termine inglese, che deriva dal più utilizzato «talk about» (parlare di…) ha origine antiche: venne coniato dai proprietari terrieri bianchi australiani per riferirsi agli Aborigeni che sparivano dalle loro proprietà, e dei quali si diceva «gone walkabout».

Abbiamo chiesto a Carlo perché non sono solo passeggiate tematiche? Qual è innovazione?

L'innovazione è nel guardarsi intorno scatenando un gioco psicogeografico che sollecita lo sguardo partecipato. Walkabout significa “cammina in giro e a tema”: è un format di performing media in cui conversazioni peripatetiche si combinano con trasmissioni radiofoniche nomadi, per un’esplorazione partecipata.

Quale tipo di cultura, a Roma, va difesa?

Più che resistenza serve resilienza: quella condizione creativa che ci può condurre a dribblare le difficoltà. E' questa, forse, la cultura vitale che esprime questa città fatale. Roma è a più strati. Ma non è solo questione di sedimenti geologici o archeologici ma di impronte umane, culturali e sociali. Lo è da quando è diventata la prima metropoli, “città madre” che ha attratto ed accolto per secoli. La “classe creativa” di tutto il mondo l'ha eletta per secoli come una sua meta ideale, già prima del Gran Tour d'elezione romantica, fino all'edonismo della Dolce Vita e, in contraltare, alle eresie corsare di Pasolini nell'alveo plebeo di Roma.

Urban Experience esplora Roma, nei rioni e nelle borgate, parlandola, narrandola e «giocando la città».

La Storia passata e presente, di una Roma trasformativa, si intreccia parallelamente:

Rileviamo echi di un genius loci che rivelano sia le modalità di antropizzazione attuali, come i flussi migranti, sia gesta memorabili e terribili, come quelle che hanno reso al Quadraro una medaglia d'oro per il rastrellamento nazista del 1944. Abbiamo condotto più di seicento walkabout, attraverso cui realizziamo delle mappe esperienziali per trarre storie dalle geografie.

Tra le prossime iniziative, si segnala, il 18 luglio, a Testaccio, nel Laboratorio delle Idee del MicroDistrettoTestaccio il tema delle possibili strategie di turismo esperienziale e sull’attività delle esplorazioni urbane, in un territorio che mischia l’alta densità sociale e l’ex area industriale, ormai archeologica, di Roma.

 

 

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Classe '92, leggermente iperattiva. Appassionata alla scrittura sin da piccola, redigevo, per pura pignoleria personale, schede e recensioni dei miei primi libri di lettura. La scrittura poi si è abbinata alla musica. Per comporre un pezzo o per prendere ispirazione. Appassionata amante del rock e prog anni '60 e '70 italiano e straniero, sono collezionista di vinili, unico supporto disponibile nella mia abitazione. Da sempre attiva su tematiche sociali e di pubblica utilità, ho vissuto una lunga esperienza lavorativa nel territorio di Corviale a Roma. Le idee e la creatività non mancano, anzi, corrono ogni giorno. La mia scrivania è sempre coperta di post it e memo. Ma nel cassetto c'è un romanzo (ancora) da completare.  

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