Last Flight di Franco Cenci

In occasione della Rome Art Week, Spazio Y presenta Franco Cenci. Last Flight, personale a cura di Fabrizio Scrivano, che resterà aperta fino all'11 novembre.

In mostra tre opere realizzate con tecniche e materiali diversi (collage su carta, assemblaggio di ferro e legno, stampa digitale su alluminio), narrano un ultimo viaggio (The Last Flight): a compierlo sono alcuni noti artisti selezionati, di cui si intercettano soltanto dati anagrafici e frammenti delle loro opere. 

Nel testo Fabrizio Scrivano afferma: «Questo è il mio ultimo volo. Non dura molto, appena un attimo, ma è un attimo strano come svuotato di tempo. La cosa più strana ancora è che non mi sento più; cioè, non intendo la voce, quella sì!».

L'artista Franco Cenci ha risposto alle nostre domande.

Come nasce l'idea di questa mostra e perché hai deciso di presentarla all'interno di Rome Art Week?

L'idea della mostra nasce da una riflessione sulla morte. Siamo circondati dalla morte, la troviamo riflessa, raccontata nei media, nel web, dappertutto, quindi c'era un bisogno di rileggerla in maniera diversa, artisticamente e anche ironicamente. Ho scelto quindici artisti amati e ne ho descritto la vita raccontandola e sintetizzandola solo attraverso dati anagrafici. Dietro c'è l'idea che la morte possa catturare dell'artista solo nozioni, informazioni fredde, quasi matematiche, date, luoghi, orari, ma che l'essenza sfugga. 

Ho scelto come immagine simbolo della mostra quella dell'aereo. L'aereo porta con sé tutte le immagini delle opere d'arte. Poi ho esposto l'alfabetiere e il pannello aeroportuale che invece raccontano, attraverso dati puramente anagrafici, la vita dell'artista. La durata del viaggio è la durata della vita, la partenza è dove è nato, l'arrivo dove si è spento. Come in un rebus, c'è sempre qualcosa da indovinare, come l'età dell'artista a cui solitamente non si presta mai attenzione.

Ho presentato la mostra durante Raw per coincidenza: Spazio Y è una sede che ha il merito di offrire agli artisti gratuitamente e senza nessuna condizione le proprie mura e in questo caso mi sono trovato a partecipare anche alla manifestazione a cui la struttura ha aderito.

Qual è il tuo personale punto di vista sull’arte contemporanea a Roma?

Non saprei, la questione è complessa. La situazione è particolare e si verifica non solo a Roma ma in tutta Italia. In questi giorni ho pensato molto all'arte e credo che l'arte mi allontani esistenzialmente dalla famiglia e dai figli. Me ne rendo conto, è paradossale e continui a dire a te stesso «ma devo continuare a farlo? E per chi lo devo fare?». E Roma ti fa sentire solo ed esposto a questa incertezza

Trovi che nelle tue opere siano presenti forze contrastanti da cui trae origine la tua ispirazione?

Sicuramente, ci sono forze contrastanti. Di solito si pensa che l'arte debba essere espressione di coerenza e a me questo pensiero faceva paura, perché sono sempre stato tentato dal prendere strade ogni volta diverse. Poi ho capito che la mia varietà nelle opere era una mia caratteristica. La contraddizione o il coesistere di più linguaggi è presente nel mio lavoro e mi va di fare così. Nella mostra Armata Innocenza presso Interno 14 all'Esquilino ho presentato lavori totalmente diversi: fotografie, disegni, stoffe, etc. Forse la coerenza non è il linguaggio che si sceglie per forza. Un aspetto comune nei miei lavori però c'è ed è la malinconia, legata al tema del passato e della memoria, come in Last Flight e in questo volo nel passato, mentre i materiali e i linguaggi espressivi restano vari. Per me l'orizzonte lontano è quello che sta dietro, è un viaggiare all'indietro.

 

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