L'open house di Ugo Piccioni

 

In occasione della Rome Art Week, dal 25 al 29 ottobre dalle ore 18.30 alle 23.30, Ugo Piccioni apre il suo studio, in via Ugo Amaldi 26, al pubblico.  

 

Mancano pochi giorni all’inizio di Raw, come ti senti all’idea di aprire le porte del tuo studio privato, perché hai deciso di farlo e cosa ti aspetti da questo scambio?

Lo studio è interno alla mia abitazione, dunque sarà innanzitutto di casa mia che aprirò le porte.

Sarà un’open house. Ma non è per questo che ho scelto di organizzare un evento ad invito, anziché libero. Non mi preoccupa il ricevere gente a casa mia, al contrario lo considero una preziosa opportunità di conoscenza e di confronto e mi auguro che tante persone avranno voglia di venire a trovarmi, o a ritrovarmi.

Piuttosto, dell’open house ad invito mi piace la possibilità di avere ospiti, invece di visitatori, cioè di poter accogliere con cura. Sono due cose belle l’accoglienza e la cura. Faccio quello che faccio, qualunque cosa sia, mosso dal bisogno di esprimere le mie riflessioni, dalla speranza di sollevare riflessioni altrui e per il piacere di far dialogare quelle riflessioni. Insomma lo faccio per comunicare, che è da sempre la cosa che mi sta più a cuore al mondo.

Credo nella coincidenza di comunicazione e vita. E così è proprio questo che mi aspetto dal mio open house, mettere in comune.

 

Qual è il tuo personale punto di vista sull’arte contemporanea a Roma?

Mi sembra che ci voglia più coraggio nel sostenere la ricerca locale, e nazionale in genere, da parte degli attori che sono nelle condizioni di poterlo fare. Un po’ come accade in quei paesi europei ed extra-europei dove un maggior numero di attori omologhi non teme di apparire provinciale, non insegue le geografie più redditizie, invece crede nel proprio Paese e si adopera con competenza ed entusiasmo per farne crescere i talenti.

Ad alcune latitudini, come la nostra, l’assunzione di rischio è significativa, lo sappiamo. Perciò non è una cosa che si possa chiedere a tutti, quella di rischiare. Tuffarsi in acqua per soccorrere qualcuno che ha bisogno di aiuto, e non saper nuotare, sarebbe temerarietà.

Non si può chiedere a nessuno di essere temerario. Però di avere coraggio, forse questo lo si può chiedere, perché saper nuotare e non tuffarsi è pavidità.

 

Trovi che nelle tue opere siano presenti forze contrastanti da cui trae origine la tua ispirazione?

Le forze contrastanti sono l’essenza stessa del mio lavoro, ne sono la ragion d’essere e la cosa rappresentata. Nella serie dei Crossworlds esse sono massimamente esplicitate. Nei Mondincrociati scelgo infatti coppie di parole o frasi per riassumere e simboleggiare concetti opposti, quindi le dispongo a forma di croce.

La croce è un richiamo all’aggettivo ‘cruciale’, che deriva dal latino crux-ucis, croce appunto, con riferimento alle croci che in passato venivano poste in corrispondenza dei bivi. ‘Cruciale’ è pertanto ciò che conduce a una decisione, o impone una soluzione, pertanto significa ‘critico’, il luogo e il momento decisivo, la fase cruciale.

I Mondincrociati intendono porre all’attenzione dell’osservatore binomi esistenziali, dilemmi aperti, questioni cruciali del nostro tempo, ponendolo al cospetto di bivi che danno da pensare, e che spesso richiedono una decisione, talvolta urgente.

Appartengono a questa serie opere come Seek Your Own Truth, Borders and Boundaries e More or Less. Ma l’opposizione di forze caratterizza ogni mia opera. Porto degli esempi. END AND rappresenta l’inscindibilità mentale dei concetti di continuazione e fine, perché nel desiderare una continuazione sempre temiamo una fine, e viceversa. We’re Different Just as Two Drops of Water Are sintetizza, mediante le lettere inglesi M e W, l’opposizione e al contempo la similarità, la parità, tra gli uomini e le donne. Blindness (scritto in Braille), presenta la parola blindness, cecità, però realizzata con la luce. Self-Portrait (Coexistence) è l’autoritratto di ogni essere umano realizzato mediante le opposizioni delle parole EINS e KEINS, ET e AUT, AND ed END, che descrivono il nostro essere (o non essere) nello spazio e nel tempo. Towers of Babel è una riflessione sul potere dei sogni e sui sogni di potere.

Insomma, sentire forze contrastanti è il mio modo di sentire, pensare per forze contrastanti è il mio modo di pensare, e presentare concetti contrastanti è il mio modo di rappresentare quello che sento e penso.

 

 

 

 

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