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L'open studio di Gian Maria Marcaccini

In occasione della Rome Art Week, il 28 e il 29 ottobre dalle ore 14.00 alle 21.00, Gian Maria Marcaccini espone nuove opere ed apre al pubblico il proprio studio, in contemporanea agli altri artisti di Studi 420: Elena Pizzichelli, Enrico Becerra, Flavia Dodi, Kelly Medford, Silvia Codignola e Sonia Cipollari.

 

Mancano pochi giorni all’inizio di Raw, come ti senti all’idea di aprire le porte del tuo studio privato, perché hai deciso di farlo e cosa ti aspetti da questo scambio?

Mi sento bene, mi piace mostrare ciò che faccio e incontrare persone interessate all’arte. È un’occasione per farsi conoscere meglio e incontrare, accogliere e conoscere artisti, critici, curatori e chi orbita nell’ambito artistico e culturale.
 
Qual è il tuo personale punto di vista sull’arte contemporanea a Roma?
 
Ancora poco attiva rispetto a quanti operano, abitano o transitano qui e alle strutture dedicate, ma è uno scenario che sta cambiando velocemente: ci sono sempre più iniziative e con grande piacere vedo che molte di queste partono dagli stessi artisti o da piccoli gruppi che si rimboccano le maniche e organizzano eventi, anche di grande risonanza.

Ci sono bravi artisti che meritano di essere riconosciuti, curatori che si impegnano seriamente e gallerie private che si aprono a un dialogo più ampio, attuale e internazionale.
 
 

Trovi che nelle tue opere siano presenti forze contrastanti da cui trae origine la tua ispirazione?

La pulsione primaria dell’arte è auto-terapeutica, è espressione di energie spesso conflittuali che non hanno ancora o non possono avere un corrispettivo verbale e razionale e in un certo senso è una sublimazione di quelle.

L’arte visiva, la musica e la poesia hanno questa meravigliosa qualità di esistere nel campo non ben delimitabile e definibile, e quindi sacro e irrinunciabile, che sta fra inconscio e coscienza, sia personali che collettivi; nascono in uno spazio che precede la parola e la ragione e sono, nella loro sinteticità, un’epifania simbolica di ciò che è in noi e intorno a noi, spesso descrizione senza giudizio di un "sentimento" o zeitgeist che l’artista capta e realizza in opera polisemica e che offre come spunto a intellettuali per interpretare e conoscere come noi e la nostra società siamo.

 

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