Open studio di Alessandro Monti

In occasione della Rome Art Week, dal 27 al 29 ottobre dalle ore 17.00 alle 21.00, Alessandro Monti apre il suo studio, in via Tuscolana 467a, al pubblico. 

Mancano pochi giorni all’inizio di Raw, come ti senti all’idea di aprire le porte del tuo studio privato, perché hai deciso di farlo e cosa ti aspetti da questo scambio?

Penso che il lavoro di un artista diventa interessante se può essere condiviso. Aprire lo studio, eliminando filtri e mettendosi a nudo, può essere utile e facilitare il dialogo. Non è la prima volta che apro lo studio e ogni volta lo faccio con piacere e curiosità, avendo sempre un soddisfacente riscontro e molta partecipazione. Ottima l’idea di organizzare un evento in studio: sabato 29 ottobre,  ho il piacere di ospitare la poetessa Maria Teresa Ciammaruconi insieme ai musicisti Silene Monti al flauto traverso e Marco Ciacci alla chitarra. Una performance che prende spunto dalle opere visive e si sviluppa in uno stimolante e coinvolgente percorso tra diversi linguaggi.

Qual è il tuo personale punto di vista sull’arte contemporanea a Roma?

Non so se dovremmo avere nostalgia per il periodo che molti di noi, per motivi anagrafici, non hanno vissuto: quando gli artisti si dividevano in fazioni e si scontravano, anche fisicamente, per difendere le loro idee. Oggi l’arte contemporanea vive momenti contrastanti e di frammentazione (ma non solo nella mediocre contemporaneità romana, occupata prevalentemente a inseguire tendenze modaiole). Tranne pochissime eccezioni, sembra che una parte del mondo artistico viva dissolto in una autoreferenziale immobilità, peraltro logorata dal mercato, da non essere utile neanche agli artisti che ne beneficiano e un’altra parte che cerca di aggregare stimolare creare situazioni originali,  ma senza mezzi adeguati né colpi di genio. 

Il momento di crisi economica e politica certamente non aiuta e di conseguenza gli artisti vivono e lavorano in assoluto isolamento. Raw è una buona iniziativa che potrebbe fare molto per Roma.

Trovi che nelle tue opere siano presenti forze contrastanti da cui trae origine la tua ispirazione?

Assolutamente sì. Sono proprio i contrasti, che forse io stesso creo, a dare vitalità al mio lavoro. Non credo nell’ispirazione, almeno così come certa letteratura riporta, ma credo fortemente in quel momento magico, quando la mano e la mente sono in assoluta armonia, in cui tutto si risolve e sembra facile. Ma questo avviene solo lavorando.

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