Giorgio Benni

Ospiti di Simone Bertugno

In occasione della Rome Art Week, il 28 ottobre dalle ore 16.00, Simone Bertugno presenta al pubblico il suo evento: Ospiti.

Mancano pochi giorni all’inizio di Raw, come ti senti all’idea di aprire le porte del tuo studio privato, perché hai deciso di farlo e cosa ti aspetti da questo scambio?

Penso che l'iniziativa Raw è proprio quello che mancava, in un panorama come quello di Roma, che delle mancanze ha fatto una sua specificità. Non che Roma non sia attiva. È che, nonostante sul territorio esistano realtà forti e vive, individualità artistiche definite e di grande valore, tutto sembra disperdersi nella sua indole salottiera, borghese, pigra e purtroppo provinciale, nonostante la storia recente l'abbia vista più volte vicina a diventare un centro di riferimento per l'arte internazionale, negli anni Sessanta e Settanta... del secolo scorso!!!

Raw, si basa su modelli consolidati in tutte le capitali importanti del panorama artistico internazionale e trovo che questa coraggiosa iniziativa sia un ottimo tentativo di proiettare la nostra capitale in questa prospettiva.

Personalmente non mi aspetto molto, perché conosco bene questa città e conosco il suo potenziale dispersivo, ma ogni occasione di scambio è positiva e può generare energie concrete nel fare, ottimisticamente parlando, la possibilità di fare rete e di creare un nuovo circuito attivo, sul contemporaneo, diffuso nel territorio.

Io non aprirò questa volta il mio studio, in questo momento in ristrutturazione, ma sarò ospite il 28 ottobre, nello studio di Paolo Assenza, al Quadraro, ma mi chiedo, verranno le ragazze del centro? I ragazzi e le ragazze dei Parioli? Si affacceranno i collezionisti? Certamente gli addetti ai lavori, amici, ma comunque staremo a vedere.

Intanto tutti i miei complimenti a Massimiliano Padovan, Paolo Assenza, Micaela Legnaioli e a tutto lo staff di Raw che è stato capace di creare dal nulla ed in tempi record un evento che, certamente sarà un successo e avrà delle altre edizioni future strutturate e funzionali. Evviva Raw! 

 

Qual è il tuo personale punto di vista sull’arte contemporanea a Roma?

Come dicevo, Roma è una città dalle grandi potenzialità, una città splendida e complicata che brilla per le sue mancanze.

Questo in qualche modo la rende una sorta di territorio vergine, dove se si ha il coraggio e la forza di fare e resistere si possono, potenzialmente fare grandi cose. Bisogna avere una grande capacità di resilienza per esistere artisticamente a Roma ed essere propositivi.

Sto lavorando a un progetto diffuso sul territorio che vedrà il suo inizio alla Fondazione Pastificio Cerere, con il teorico, storico dell'arte e curatore Mike Watson, in occasione della chiusura dell'attuale mostra di Oliver Ressler. Preferisco non esprimermi sulla situazione locale, credo sarebbe inutile.

Penso che più che sprecare parole sia importante fare, per educare attraverso l'arte, portandola dentro e fuori i circuiti ufficiali, in un tessuto ed in una rete differente, tutta da creare. Questa credo sia una bella sfida. Per il resto, non solo il lavoro sul territorio, ma ho altri progetti di portata internazionale. Ne sarete informati.

 

Trovi che nelle tue opere siano presenti forze contrastanti da cui trae origine la tua ispirazione?

I contrasti fanno parte della nostra esistenza e della realtà. Credo che un artista lavori su questo in maniera cosciente e non. In alcune scelte estetiche i contrasti sono evidenti e resi tangibili attraverso le opere, ma a volte a mio parere, le opere migliori sono quelle in cui i contrasti che hanno dato origine ad una riflessione, generato una forma significante, sono quelle che li azzerano, in un equilibrio e questo equilibrio fa la potenza dell'opera e rende al tempo stesso manifesti i contrasti che l'hanno generata.

Questa è la grande forza dell'arte e la potenza del suo linguaggio, la capacità di sintesi, la capacità di concentrare i contrasti, i conflitti e restituirli al mondo in una forma nuova.

L'ispirazione è un concetto romantico, superato. Il mio processo si muove attraverso la visione. Io sono un visionario, concretizzo le mie intuizioni e le mie visioni.... mi illumino! Per il resto vale quello di cui sopra. Forze contrastanti? Sì, ma io cerco un equilibrio, solo così per me si costruisce il senso intorno alla nostra difficoltà di reazione all'entropica e panica realtà contemporanea

 

L'Universo di Simone Bertugno di Paolo Aita

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