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Con le tasche piene di tesori

Il fotografo Luigi Cecconi ha immortalato i volti dei clochard di Roma: «Oltre a scattare un ritratto ho chiesto di mostrarmi il loro luogo di riposo e i tesori che avevano nelle tasche o negli zaini»

La strada è un luogo concepito principalmente come strumento di evasione, di tragitto, spesso mezzo per raggiungere un ipotetico altrove. In questa ottica le peculiarità che maggiormente le vengono attribuite sono quelle legate al “passaggio”, al movimento, al transitorio. Queste prerogative però possono venir meno quando la strada rappresenta l’elemento tipicamente stabile e radicato: la casa.

Questa la tematica attorno alla quale ruota il lavoro del fotografo romano Luigi Cecconi, classe 1979, che ha puntato il suo obiettivo verso gli emarginati ed i senzatetto che hanno trasformato le strade di Roma nella loro dimora. Gli scatti, raccolti nel progetto Il mio lavoro è l’elemosina, ritraggono volti di uomini e donne con vissuti e di nazionalità diversi ma accomunati dal non avere una fissa dimora. Ogni ritratto è accompagnato poi da immagini di oggetti appartenenti alla persona, perlopiù cose di poco valore effettivo ma che comunicano molto del mondo e della vita della persona stessa. Ecco allora tra il volto segnato dal tempo e dalla strada di Ernst o il sorriso malinconico di Flora spuntano una radiolina, un coltello, un santino di Madre Teresa, ma anche una pipa, un ombrello, un cartone. Oggetti apparentemente di poco conto che racchiudono il senso di una vita ai margini. Luigi ha risposto per Ril ad alcune domande sul significato e la messa in pratica del suo lavoro.

In che modo è nato il progetto?

In quel periodo vivevo un momento di forte stress. Ero continuamente impegnato tra il lavoro in un negozio come commesso e la ristrutturazione di un locale che poi sarebbe diventato uno studio fotografico che attualmente condivido con degli amici.

Nonostante il poco tempo avevo bisogno di non perdere il contatto con la fotografia. Non avevo solo bisogno di sentirmi produttivo, dovevo trovare un contatto con mio padre che viveva in quel momento in condizioni estremamente precarie. Quindi passare del tempo con dei clochard mi aiutava a relazionarmi con lui.

 È stato complesso avvicinare i soggetti degli scatti?

Non ho avuto grandi difficoltà e nemmeno esperienze negative, sono persone che hanno bisogno di parlare e di attenzioni, non aspettano altro.

Con alcuni di loro ho passato del tempo ma poi hanno preferito non essere ritratti, ma cosa importa? Ho comunque il ricordo.

 In che modo ti sei rapportato loro?

Sono stato semplicemente me stesso, non ho incredibili aneddoti da sbandierare. Mi sono seduto al loro fianco perché per me era fondamentale. Conoscere loro mi ha permesso di abbracciare mio padre.

Ad ognuno di loro ho spiegato le mie motivazioni ed intenzioni e questo ci ha avvicinato immediatamente. Oltre a scattare un ritratto ho chiesto di mostrarmi il loro luogo di riposo e i tesori che avevano nelle tasche o negli zaini.

 Quali sono i principali luoghi in cui hai scattato?

Non mi sono concentrato su una zona specifica. Attraversando ogni giorno la città ho scattato sia in periferia che in centro. I luoghi che ho frequentato maggiormente sono stati Trastevere, San Giovanni, Termini, San Lorenzo.

 Quali sono state le sensazioni che ti ha trasmesso questo contatto?

Questa esperienza mi ha arricchito molto. Ho vissuto forti emozioni, molta tristezza e solitudine ma spesso sono rimasto sorpreso. Scoprire e conoscere le persone cambia il punto di vista imposto dalla Società, mi sono sentito accolto e cercato.

Non credo mi ricapiterà un’esperienza così profonda e anche bizzarra.

Ho incontrato un ex docente di matematica, un operaio specializzato, un pittore ma anche un mangiafuoco, un mago (aveva anche la bacchetta), un bandito (così si è presentato Mario) e perfino Gesù (Luca dice di esserlo).

 Fai soprattutto lavoro di reportage, che rapporto hai con la strada?

Mi affascina e mi spaventa. Quando ho bisogno di riordinare le idee o sento di dover scaricare lo stress mi riverso proprio nelle strade di Roma per delle lunghe camminate solitarie. Alcuni quartieri mi affascinano e mi fanno tornare bambino. Trastevere, Monteverde Vecchio, l'Eur per citarne alcuni. Ma a volte la strada fa riaffiorare ricordi spiacevoli che non vorrei mi tornassero alla mente.

 

 

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Il cinema fa parte di lei da sempre, saltando con nonchalance dal Neorealismo al cinema horror. Ama rifugiarsi in realtà parallele, attraverso le righe di un libro o dietro l’obiettivo della sua reflex, per scovare continuamente qualcosa in grado di sorprenderla. Citando Tim Burton: “E’ bene per un artista ricordarsi sempre di guardare le cose in un modo nuovo, strano”.

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