Gente di Tor Marancia

Storie di un quartiere tra solidarietà e street art

Fino a un paio di anni fa, probabilmente, molti romani si sarebbero trovati confusi ed impreparati a sentir pronunciare il nome di Tor Marancia. Se non si abita o non si frequenta la zona di Roma Sud, con tutta probabilità, rimarrebbe un luogo poco sentito e quasi sicuramente mai visto. Tor Marancia fa parte dell’VIII municipio di Roma ed il quartiere prende il nome da Amaranthus, liberto della famiglia romana dei Numisi Proculi del 200 d.C. Viale di Tor Marancia è l’asse centrale del quartiere: una strada che parte dalla Cristoforo Colombo e che termina a Piazza Lorenzo Lotto, fino alle soglie con il Parco di Tor Marancia (o Tenuta di Tor Marancia). Appare dunque come una zona urbanistica laterale, adiacente a quello che è il tessuto cittadino più attivo, e da sempre viene considerata “periferia”. Nonostante l’immediata vicinanza del centro città e di quartieri più conosciuti come Garbatella, Testaccio e l’Eur, Tor Marancia appare diversa sia nell’ architettura che nella mentalità. Basta una prima occhiata per capire come mai venga usato il termine periferia: poca gente nelle strade, poche attività commerciali aperte, scarso collegamento delle linee autobus e, soprattutto, nessuna attrattiva per chi viene dall’esterno.

Verso la fine del 2014, questa condizione di isolamento vide un radicale cambiamento. L’organizzazione 999 Contemporany , in accordo con l’ATER di Roma, portò alla realizzazione il progetto Big City Life: ventidue artisti contemporanei, legati al mondo della street art e non solo, dipinsero con stili e tecniche diverse i muri laterali di alcuni palazzi. Nel corso del 2015 vennero creati ventidue diversi murales. Le undici palazzine con ingresso al civico 63, quelle del lotto centrale di viale Tor Marancia, furono le protagoniste del progetto Big City Life, volto alla riqualificazione del territorio e all’instaurazione di un dialogo fra cittadini e le nuove forme dell’arte urbana. L’estetica del quartiere iniziò a cambiare e Tor Marancia ad essere sulle bocche di tutti. La particolarità di questa iniziativa fece in modo che questo quartiere, fino ad allora ignorato, diventasse una tappa obbligata per tutti i romani che non vivevano quelle zone e non solo per gli appassionati di street art.

L’urbanistica del quartiere odierno vede le sue origini nelle vicende che, alla fine degli anni Venti, portarono allo sventramento dell’area tra i borghi di Santo Spirito e Sant’Angelo. Per la creazione di Via della Conciliazione, numerose famiglie furono costrette a trasferirsi nella zona adiacente alla Tenuta di Tor Marancia. Qui sorsero le prime abitazioni: strutture fatiscenti in muratura e legname che diedero vita ad una baraccopoli. Gli abitanti attribuirono al quartiere il sopranome di “Shanghai”, per descrivere la condizione di sovraffollamento in cui vivevano molte famiglie; questo nomignolo rimase vivo anche dopo il 1948 quando vennero costruiti gli attuali palazzi, ed è rimasto fino ai giorni nostri.

Quando si percorrere Viale di Tor Marancia si notano questi enormi palazzi divisi e raggruppati nei cosiddetti lotti: enormi palazzine chiuse da una sorta di recinto e affacciati su cortili interni. Al loro interno è dove si concentrano la vita e le storie del quartiere: gli abitanti di questi lotti sono in prevalenza romani, famiglie che da generazioni vivono in quei palazzi.

Insediarsi all’interno della quotidianità di una piccola realtà, come è quella di Tor Marancia, inizialmente non fu facile: alla presentazione del progetto seguirono delle assemblee, nelle quali erano gli stessi abitanti dei lotti i primi a dover appoggiare un cambiamento così evidente con cui avrebbero dovuto convivere. Nessuno all’interno del lotto è il vero proprietario dell’appartamento in cui abita, ma gli organizzatori dell’evento, Francesca Mezzano e Stefano Antonelli, ritennero doveroso lasciare l’ultima parola ai condomini, cercando di coinvolgerli al massimo nelle varie tappe del progetto.

Chiediamo ad alcuni ragazzi del lotto come hanno vissuto un tale evento che, per quasi un anno, si era inserito nelle loro vite quotidiane:

Quando abbiamo visto questo gruppo venuto dall’esterno, pronto a dipingere sui palazzi, c’è stata un po’ di ostilità da parte di alcuni di noi. Abbiamo subito cercato di capire quale era lo scopo del progetto, pretendendo che venisse tenuta di conto l’opinione ed il giudizio di noi abitanti. Era giusto che ci fosse partecipazione e dialogo, così ogni artista ha presentato tre bozzetti valutati poi dai condomini.

Lo scopo dell’iniziativa andò oltre la semplice riqualificazione: l’obiettivo fu quello di legare, attraverso le opere di street art, la periferia romana a l’enorme patrimonio artistico offerto dalla città di Roma; si cercò inoltre l’appoggio di tutte le persone che vivevano nel lotto, in quanto primi fruitori e conservatori delle enormi pitture murali. Un progetto che affidava, e affida tutt’ora, il suo successo al coinvolgimento attivo ed emotivo delle persone. Il quartiere ed i suoi abitanti, prima degli organizzatori e degli artisti, divennero i veri protagonisti di questo evento volto a rendere la borgata romana un distretto di arte pubblica unico al mondo, aperto sette giorni su sette, ventiquattro ore su ventiquattro.

I primi giorni furono i più caotici: noi giovani tentavamo di aiutare gli artisti e gli organizzatori cercando di convincere anche coloro che, inizialmente, si dichiaravano contrari. In quel momento iniziò un dialogo che contribuì alla realizzazione dei muri attuali, ora tutti ne sono entusiasti. 

A due anni di distanza dall’inizio del progetto i cambiamenti estetici del lotto centrale sono subito visibili: il cortile che accoglie i murales è diventato un piccolo giardino, con nuovi alberi e piante messi dagli abitanti; la piccola rotonda all’ingresso è stata munita di una staccionata che indica il sentiero e alcuni bidoni invitano, con dei cartelli, condomini e visitatori a mantenere puliti i cortili. Il lotto centrale di Tor Marancia è formato da famiglie numerose che abitano in diversi appartamenti. Ci si riunisce nei piccoli cortili interni, da sempre utilizzati come punti di ritrovo, dal caffè dopo pranzo alla chiacchierata serale. Una signora che da abita in uno dei palazzi ci spiega:

Questi lotti sono da sempre luoghi molto vissuti da chi li abita, ci conosciamo tutti e molti condomini di diversi palazzi sono fra loro parenti. Queste pitture hanno portato un giovamento visibile, ora c’è maggior attenzione verso la pulizia del cortile, ed è straordinario vedere quanta gente viene in qualsiasi momento a visitare la zona. Ma qui vita c’è sempre stata: viviamo nello stesso modo in cui abbiamo sempre vissuto e siamo ben felici di accogliere chiunque venga, incuriosito da questi murales. Ora speriamo che riescano ad aprire qualche attività commerciale con un pub per i ragazzi o una gelateria. Così che il quartiere possa vivere anche all’esterno del cortile.

L’errore di molti giornalisti è stato quello di delineare uno spartiacque corrispondente all’inizio dei lavori sui muri dei palazzi, come se prima di questi eventi i condomini non socializzassero fra loro, come se il lotto fosse solo un luogo chiuso in cui le persone “abitano” ma non “vivono”. Gli abitanti di Tor Marancia ci tengono a ribadire come questo non corrisponda alla realtà: sottolineano come il lotto sia sempre stato un luogo vissuto al massimo delle sue possibilità, nonostante le difficoltà che può affrontare un quartiere considerato periferico e mantenuto, proprio dalla stessa amministrazione capitolina, nello stato di isolamento.

Big City Life ha sicuramente portato giovamento nel quartiere, dalla cura riservata agli spazi verdi, all’afflusso di visitatori che tutti i giorni arrivano dalle diverse zone di Roma. Tor Marancia dal 2015 è sicuramente uscita dall’isolamento in cui era costretta e si è aperta verso l’esterno, tanto da rappresentare l’Italia alla  XV Biennale di Architettura di Venezia nel 2016:

Siamo felici di accogliere tutti i visitatori, ci rende orgogliosi. L’unico problema talvolta è che non si sa se salutare in italiano o in inglese.

La street art ha avuto il merito di creare interesse nei confronti del quartiere, ma agli abitanti spetta il compito di essere proprietari e testimoni del suo valore artistico e sociale, e di farlo conoscere e comprendere ai visitatori. Le opere create sono divenute patrimonio di questa comunità che ne diventa custode, le accoglie nella storia del quartiere e delle loro stesse vite.

 

Si ringrazia Marianna Petrucci per l'immagine di copertina e per aver documentato fotograficamente le opere di Street Art del quartiere.

 

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