">

Ostiense, dove la creatività ha invaso le ex fabbriche

Lucamaleonte, Sten Lex, Blu ma anche molti anonimi con stili diversi che si parlano tra loro e parlano alle strade. E spesso sono gli artisti internazionali a cogliere meglio l'essenza della romanità e i simboli chiave della cultura cittadina

Nel quartiere romano Ostiense, zona a sud della capitale imperniata tra le Mura Aureliane da una parte e il biondo Tevere dall’altra, l’incredibile proliferare di opere di street art è visceralmente connesso con il processo di riqualificazione artistica e culturale di cui l’intera area si è resa protagonista negli ultimi anni.

Nato tra i primi quartieri di Roma intorno agli anni ‘10 del secolo scorso, da subito venne scelto come sito ideale di insediamento industriale per la sua posizione strategica di collegamento tra il mare e il centro della città. Ed è proprio a partire dalle strutture in disuso simbolo del suo passato operoso, che Ostiense ha dato voce alla propria volontà di collocarsi - a buon diritto - tra le realtà culturali e più significative del panorama romano dell’ultimo decennio. Basti pensare alla nascita del MACRO negli edifici dell’ex mattatoio, al Teatro India nel saponificio Mira Lanza dismesso, alla riapertura della Centrale termoelettrica Montemartini in veste di nuovo polo espositivo delle collezioni dei Musei Capitolini, alla costruzione dell’Università Roma Tre attraverso il recupero di strutture industriali abbandonate e infine al progetto di una nuova "Città della Cultura" da realizzarsi nello spazio degli ex Mercati Generali. Un’opera massiccia di riabilitazione di una necropoli di archeologia industriale altrimenti destinata all’oblio, o all’appropriazione e alla gestione da parte dei privati. Un progetto capillare, quindi, da cui non è rimasta esclusa neanche la street art, presente in tutte le sue forme, dai murales al posterismo ai graffiti fino alla sticker art. In tutta l’area in questione, da Testaccio a San Paolo a Garbatella: una grande dimostrazione di tenacia in questo percorso di riappropriazione del territorio. Le opere che si trovano ad Ostiense, a differenza di altri lavori circoscritti in altrettanti specifici quartieri romani, sono tutte molto diverse tra loro, sia per tipologia di soggetti e temi rappresentati, sia per le tecniche artistiche utilizzate, sia per la scelta dei vari artisti di ricollegarsi a temi politico-sociali particolarmente caldi o piuttosto di dare vita ad un intervento più strettamente legato alla propria visione artistica ed estetica autonoma. 

Gli artisti che negli anni hanno lavorato sui muri di Ostiense vanno dai nomi più celebri della street art italiana, come Lucamaleonte e Sten Lex, invitati nel 2008 da Bansky al Cans Festival di Londra. E Blu (definito nel 2011 dal Guardian «uno dei dieci migliori street artist al mondo») che con i suoi murales dichiaratamente politici è intervenuto tra il 2013 e il 2014 sulle facciate dell'ex caserma dell'aeronautica occupata di Via del Porto Fluviale e nei centri sociali Alexis e Acrobax. Sono inoltre moltissimi gli artisti stranieri che hanno operato a Ostiense. I francesi Rero e C215, autori di due lavori grandiosi sui muri del DAMS di Roma Tre, rispettivamente l'opera grafica Supervised Independence riferita allo status politico del Kosovo del 2013, e il murale Mea Maxima Culpa che rappresenta la figura controversa di Papa Pio XII che non condannò mai la Shoah. Temi politici passati e presenti sono affrontati trasversalmente anche dall’artista spagnolo Borondo, che reinterpreta un mito di Platone sulla facciata del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Gli americani Momo e Axel Void, autori di opere che rivestono di pura perfezione estetica e grandiosità intere pareti di palazzi. Il tedesco Clemens Behr, protagonista della riqualificazione del Palazzo Atac accanto al Cavalcavia Settimia Spizzichino attraverso un pattern di forme e colori che sembrano appartenere a quella facciata da sempre. 

Spesso sono proprio questi artisti internazionali, come nei casi eclatanti del belga Roa o dello statunitense Gaia, a richiamarsi più vivamente ai simboli chiave della cultura e dell’identità romana: la lupa di quasi trenta metri su un palazzo di Via Galvani, lo “Sbudellamento dell’identità della città” nel sottopassaggio di Via Giustiniano Imperatore, il Colosseo Quadrato e l’immaginario dechirichiano sopra ad una stazione di servizio a Via Ostiense incarnano tutti lo spirito capitolino più profondo. Esattamente come la scritta Paint Over The Cracks, realizzata a via del Commercio dal londinese Kid Acne, traduzione letterale dell’espressione romana «mettici una pezza». 

Il dialogo dei murales con i luoghi in cui sono stati realizzati, o a volte addirittura con gli altri murales, è un elemento che contraddistingue Ostiense. Il gigantesco Fish ‘n’ Kids di Agostino Iacurci, ad esempio, si trova sulla facciata del mercato del pesce di Via del Porto Fluviale e rappresenta un nuotatore che sguazza in una sorta di acquario urbano. Il notissimo Wall of Fame di Jb Rock ai Magazzini Generali, che si staglia sul muro rosso scarlatto per 60 metri e in cui sono ritratti personaggi famosi per ogni lettera alfabetica, dialoga con il gruppo di volti anonimi che gli sta di fronte, l’opera Black and White Power realizzata con la tecnica del puntinismo da Sten Lex un anno dopo. 

Oltre a questi grandi nomi, il quartiere offre spazio anche ai tantissimi artisti anonimi che con graffiti, poster e sticker si affiancano alle opere più conosciute. È il caso del sottopasso Ostiense, apostrofato come «la Cappella Sistina della street art» dal quotidiano britannico Times, dove accanto ad opere di Lucamaleonte e Gaucholadri, troviamo lavori di diversi collettivi ormai altrettanto celebri. Un vero e proprio museo a cielo aperto dunque, che proprio per questa sua caratteristica è destinato all’interazione sia con la vita cittadina circostante (non sempre è facile osservare i murales nella loro interezza, specialmente nei luoghi di passaggio), che con i nuovi murales e tag che spesso vanno a sovrapporsi a quelli già esistenti, creando una sorta di parete palinsesto ricca di stratificazioni, come sull’opera Primary di Derek Bruno, esponente del movimento internazionale Graffuturism, originariamente composta da forme geometriche campite con colori primari e resa ormai del tutto irriconoscibile. 

Questa definizione di museo, d'altra parte, non è del tutto astratta, dal momento che gran parte dei murales che vediamo oggi sono stati commissionati da progetti culturali e artistici di ampio raggio come l’Outdoor Festival e Ostiense District, volti alla riqualificazione dell'intero quartiere, e che hanno inevitabilmente contribuito a renderlo, ad oggi, uno dei luoghi più dinamici e vivaci della Capitale.

Inaugurato nell’ottobre del 2011, l’Outdoor Festival (che da qualche anno si svolge negli spazi dell’Ex Dogana di San Lorenzo), con il contributo della NU Factory e della Provincia di Roma ha radicalmente cambiato il volto urbano di Ostiense chiamando artisti da tutto il mondo (Herbert Baglione, Iacurci, Momo, Kid Acne solo per citarne alcuni). Un nuovo ciclo di interventi è stato poi promosso dal progetto Ostiense District, attivo dal febbraio 2015 e concepito dall’agenzia di comunicazione Pescerosso insieme alla galleria di arte contemporanea 999 Contemporary, che per l’occasione ha realizzato anche una mappa dettagliata di tutte le opere di urban art presenti nel quartiere. Quello che ha reso questa promozione culturale di Ostiense così energica e potente a livello comunicativo, tanto da riconoscerla ad oggi come uno degli esperimenti di urban art più riusciti e sicuramente più iconici dell’intero tessuto urbano di Roma, è stata senza dubbio la sua capacità di inserirsi perfettamente nella storia evolutiva e nello spirito del quartiere, e di riuscire addirittura ad interpretarne, talvolta, il genius loci. Queste opere, realizzate da alcuni degli street artist più noti a livello cittadino, nazionale e anche internazionale, sono riuscite nel difficilissimo e delicatissimo compito di fondersi con la mentalità verace e genuina di un quartiere da sempre considerato popolare e, allo stesso tempo, di entrare in contatto con il suo panorama underground, quello dei club notturni d’avanguardia e dei centri sociali. Due facce di una stessa medaglia le cui anime, tuttavia, pulsano rinvigorite dalla stessa spinta centrifuga di rivendicazione delle differenze e della propria appartenenza da una parte, e rifiuto dell’omologazione dall’altra, nel nome delle nascenti realtà creative indipendenti che innestano le proprie radici sugli scheletri delle vecchie fabbriche dismesse.

Foto di Giulia Beatrice & Giulia Spagnuolo.

ARTICOLI CORRELATI

Il Graart che colora il grigio delle autostrade

Street art a Roma: riflessioni e prospettive

Zoo. Animali da quartiere

Francesco Campese: linee di fuga tra passato e futuro

Il riscatto estetico e sociale del Muro del Quadraro

Gente di Tor Marancia

I sei dello studio sotterraneo

Ecomuseo Casilino: un dialogo interculturale tra street art e poesia

Guida per autostoppisti per il tema #Strade

Remi Rough, l'arte in musica

Millennials di MP5: arte monumentale a Tor Pignattara

Roma Italia lab srl

Autorizzazione Tribunale di Roma n.60 del 23 marzo 2017

Sede legale: Via Festo Avieno 59, 00136

Sede operativa: Viale Castro Pretorio 25, 00185

Tel. 06 85352463

P.I. e C.F. 11448611001

Direttore Responsabile: Caterina Grignani

Redazione: Simona Pandolfi & Allegra Mondello

newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione