[ph] Yasuko Kageyama © Teatro dell'Opera

Fra Diavolo, l'opera con scenografia eco

Fino al 21 ottobre al Teatro Costanzi di Roma torna, dopo la prima rappresentazione del 1884, il Fra Diavolo di Daniel Auber: la vicenda del bandito in una locanda di Terracina si snoda tra intrighi e colpi di scena, all'interno di una cornice scenografica in 3D innovativa ed ecologica

Una scenografia ecologica

La stampa in 3D è stata utilizzata per la prima volta per costruire una intera scenografia teatrale. È avvenuto al Teatro dell’Opera di Roma per il Fra Diavolo, grazie al costante desiderio di sperimentazione del Sovrintendente Carlo Fuortes, che ha saputo coinvolgere nel suo progetto Massimo Moretti, un imprenditore “visionario” e la WASP, la sua azienda, che aveva presentato nel 2016 alla fiera mondiale dell’innovazione Maker Faire Rome, la stampante più grande del mondo.

E così da 5 stampanti costruite ad hoc sono uscite 223 lastre 70x70 di PLA (un polimero derivato dal mais, interamente riciclabile), 2 tonnellate di materiale da assemblare e sostenere con perizia artigianale, grazie alla preziosa collaborazione del laboratorio del Teatro che ha così dato vita alla prima scenografia ecologica.

 

                                                                 [ph] Yasuko Kageyama © Teatro dell'Opera

 

Il settore teatrale, spesso accusato di chiedere troppo, ha questa volta dimostrato di sapere anche dare impulsi e spunti alle imprese per raggiungere nuovi traguardi tecnologici. Giorgio Barberio Corsetti, regista aperto alla sperimentazione e curioso di nuove tecniche nonché scenografo dello spettacolo insieme a Massimo Troncanetti, ha aderito con convinzione al progetto immaginando di realizzare due edifici dalla facciata scabra e deformata in una cittadina di mare tra gli anni ’50 e ’60. La deformazione visiva ottenuta con la tecnica della stampa in 3D sembra il frutto di un incubo determinato dalla presenza scura e incombente di Fra Diavolo la cui vicenda è qui trasposta.

La storia di Fra Diavolo

Michele Pezza, il temibile bandito patriota passato alla storia col nome di Fra Diavolo, negli anni intorno al 1800 animava per conto dei Borboni la guerriglia contro i francesi, sostenitori della Repubblica Partenopea, ai confini tra il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio.

Impiccato nel 1806, il suo nome, il colore locale e il folklore che lo accompagnavano ispirarono l’abile libretto di Eugène Scribe, più che la sua vicenda storica e umana. Erano gli anni del Grand Tour, e le ambientazioni italiane, specie se meridionali, attraevano il nuovo gusto borghese. Ma erano anche gli anni del Romanticismo e la figura del bandito assumeva rilievo protagonistico in molta letteratura del tempo. Va ricordato che, per un curioso caso della sorte, Michele Pezza fu arrestato dagli uomini al comando del Generale napoleonico Joseph Hugo, padre di quel Victor che col trionfo del suo dramma sul bandito Hernani (1830) segnò la via del Romanticismo nel teatro drammatico e musicale.

La trama dell’opera è molto semplice e ruota intorno all’arrivo di due ricchi inglesi, derubati da Fra Diavolo nel corso del viaggio, in una locanda di Terracina. Qui si svolge l’amore contrastato e a lieto fine della figlia del locandiere con il brigadiere dei carabinieri e Fra Diavolo, presente sotto mentite spoglie, tesse la tela della vicenda e degli intrighi, coadiuvato dai due goffi banditi che saranno la causa della sua cattura.

La versione di Auber

Daniel Auber, contemporaneo di Rossini di cui subì l’iniziale influenza, occupò un posto di rilievo nella vita musicale francese sotto i Borbone, gli Orléans, la Seconda Repubblica e il Secondo Impero. Un uomo per tutte le stagioni? O semplicemente un bravo musicista che conosceva il gusto del pubblico? Il suo Fra Diavolo ou l’ Hotellerie de Terracine, dove il bandito viene visto in maniera sorridente, è il diciannovesimo titolo operistico dei circa 50 della sua cospicua produzione. Vide la luce a Parigi il 28 gennaio 1830 sul palcoscenico dell’Opera-Comique, in cui si rappresentavano opere che alternavano ai brani musicali cantati i dialoghi parlati. Il titolo ebbe grande successo e rapida diffusione all’estero e per facilitarne la circolazione l’autore approntò una versione italiana che comprendeva i recitativi musicati seguendo la nostra tradizione.

Le rappresentazioni nei teatri romani e l'interesse del cinema

Fra Diavolo restò stabilmente nel repertorio dei teatri francesi fino agli inizi del ‘900; lo stesso avvenne in Italia dove però la sua presenza sui palcoscenici maggiori fu sempre sporadica, rivolgendosi invece ai Teatri più popolari e a interpreti meno celebrati. Così a Roma, dove la prima rappresentazione al Costanzi (1884) fu inserita in una breve stagione di primavera priva di nomi importanti (ma le 15 recite testimoniano un buon successo di pubblico) e le recite più recenti risalgono al 1968, nella stagione lirica d’autunno che precedeva quella di prosa al Teatro Eliseo ed era un trampolino per le speranze di coristi e comprimari che cercavano un momento di gloria in ruoli protagonistici.

Contemporaneamente al declino della presenza del titolo sui palcoscenici lirici, il soggetto interessò il cinema in più di un’occasione, dall’epoca del muto fino agli anni ’60 con un picco di popolarità nel 1933 con il Fra Diavolo - The Devil’s Brother, cui parteciparono Stanlio e Ollio, diventato una pellicola cult.

Trattato alla stregua di teatro leggero, Fra Diavolo non ha più avuto la sua grande occasione presso il pubblico dal dopoguerra in poi, ripresentandosi periodicamente nei cartelloni di qualche teatro per poi ritornare nell’oblio dei titoli non frequentati. Neanche le riprese più prestigiose al Festival di Martina Franca 1982 e alla Scala nel 1992 sono riuscite a sbloccare questa situazione. Notava giustamente Sergio Sablich in occasione della ripresa scaligera: «La comprensione di un’opera poco nota dipende in fortissima misura dal modo in cui è presentata».

Il ritorno al Teatro Costanzi di Roma

Sicuramente l’attuale allestimento al Teatro Costanzi rappresenta oggi il massimo impegno possibile per valorizzare questo tipo di repertorio. Barberio Corsetti, Troncanetti e il nutrito e validissimo team che assicura l’alta qualità delle video installazioni hanno creato uno spettacolo lieve e variegato che utilizza come uno schermo il fondale e le facciate scabre della scenografia per raccontare una storia che è quasi un divertito omaggio al film commedia degli anni ’50.

I costumi di Francesco Esposito e le coreografie di Roberto Zappalà puntualizzano e accentuano la gradevole ambientazione. Da ricordare il viaggio iniziale della coppia inglese in spider tra i bei paesaggi della litoranea, la presenza del mare, gli spari a fumetto, le gustose evoluzioni acrobatiche dei carabinieri, le luminarie paesane. E lo sguardo di Fra Diavolo che incombe sulla scena finale anche dopo la sua morte.

 

 [ph] Yasuko Kageyama © Teatro dell'Opera

 

La musica del vecchio Auber resiste bene a questa attualizzazione: è musica di facile ascolto, di taglio popolare che alterna arie mai del tutto sentimentali a ben costruiti e complessi momenti d’insieme e corali. Un andamento di danza mediterranea accompagna la partitura sino al culmine della tarantella del III atto. La versione francese scelta dal Teatro si segue bene, grazie ai sopratitoli tradotti in italiano e in inglese, e rende al meglio il colore e il suono della musica. La scelta di utilizzare i recitativi cantati (ritradotti in francese dalla versione italiana) anziché gli originari dialoghi parlati inframezzati ai pezzi musicali rende forse troppo uniforme il ritmo del palcoscenico.

Protagonista di lusso il tenore John Osborn che nel repertorio italiano e francese del primo ‘800 primeggia giustamente in campo internazionale; accanto a lui la coppia inglese formata dai navigati e disinvolti Sonia Ganassi e Roberto De Candia, la coppia giovane costituita da Anna Maria Sarra e dallo svettante Giorgio Misseri, e i disinvolti caratteristi Alessio Verna (il locandiere), Nicola Pamio e Jean Luc Ballestra (i banditi).

L’orchestra ha saputo trovare un suono accattivante e coinvolgente sotto la bacchetta dell’emergente direttore inglese Rory Macdonald; completa il quadro positivo il coro divertito e partecipe guidato da Roberto Gabbiani.

Per maggiori informazioni sulle date di rappresentazione al Teatro dell'Opera vedi qui.

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Imprenditore per nascita, appassionato di opera lirica per precoce vocazione. Curioso d'arte. Ha collaborato con Radio3 e pubblicato su riviste specializzate.

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