La traviata, Caracalla 2018 [ph] Yasuko Kageyama

La traviata arriva a Caracalla (e negli anni '50)

L'originale ambientazione del regista Lorenzo Mariani nella Roma vivace e cialtrona degli anni ’50-'60, in cui la protagonista è una diva del cinema con tanto di red carpet, adulatori e paparazzi, tra scorribande di “Vespe” e richiami a La dolce vita. In scena fino al 20 luglio

Con le calde notti d’estate ritorna l’appuntamento con la grande lirica alle Terme di Caracalla. Lo scenario naturale e archeologico è incomparabile ed è sempre apprezzato da un pubblico eterogeneo e festoso che anche quest’anno è accorso numeroso per il primo titolo della stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma. Si trattava della Traviata, tra le opere più amate e rappresentate sul palcoscenico del Costanzi, qui assente da ben 50 anni.

La Traviata torna a Roma

Il capolavoro di Giuseppe Verdi, ispirato alla notissima e contemporanea Dama delle Camelie di Alexandre Dumas figlio, è opera più intimista che spettacolare e coglierne il segno in uno spettacolo all’aperto può risultare impresa difficile, il che può spiegarne la scarsa presenza rispetto a titoli di maggiore effetto scenico.

Il livello musicale di questo gradito ritorno è stato assicurato dalla salda e partecipe direzione del franco-canadese Yves Abel, alla testa dell’Orchestra del Teatro dell’Opera perfettamente a suo agio nel dipanare le avvolgenti trame melodiche verdiane.

Protagonista assoluta della prima serata il giovane soprano russo Kristina Mkhitaryan, all’inizio di una brillante carriera internazionale dopo avere preso parte al Young Artist Program del glorioso Teatro Bolshoi di Mosca. A lei si alternerà in alcune recite,in singolare gemellaggio artistico, la diplomata del Young Artist Program del nostro Teatro dell’Opera, Valentina Varriale che ha già brillantemente debuttato nel ruolo nel corso della stagione invernale dando prova di grande eleganza vocale e sensibilità interpretativa.

Il nuovo allestimento creato per l’ampio palcoscenico delle Terme di Caracalla è stato affidato alle cure registiche di Lorenzo Mariani. È difficile immaginare un’amara commedia borghese parigina nell’ambientazione incombente delle Terme romane. Il regista ha quindi spostato la vicenda nella Roma vivace e un pò cialtrona degli anni ’50 in cui la protagonista, non più ( o non solo) “cocotte” d’alto bordo è una diva del cinema con tanto di red carpet, adoratori e paparazzi, tra scorribande di “Vespe” e pizzardoni.

 

Caracalla, Traviata

La traviata, Caracalla 2018 [ph] Yasuko Kageyama

La scenografia e i costumi in stile Dolce Vita

La semplice e funzionale scenografia creata da Alessandro Camera gravita intorno al contorno luminoso di un grande schermo cinematografico che presente in tutta la vicenda; il palcoscenico pullula di personaggi animatissimi vestiti da Silvia Aymonino, che firma i costumi anni '50 (e oltre) «non in senso filologico, bensì con un tocco di fantasia» con il rischio di scadere nel trovarobato e nella mancanza di stile.

Le coreografie di Luciano Cannito sanno vivacizzare con spirito alcuni accompagnamenti verdiani (come il gustoso rock’n ‘roll sul coretto degli invitati «Si ridesta in ciel l’aurora») senza invadere la vicenda. Sui grandi propilei nel primo quadro vengono proiettate pubblicità luminose come si vedevano anche a Via Veneto, e riverberano invece, nel secondo quadro, acque marine sempre più agitate dall’intrico delle vicende che vedono protagonista Violetta, l’amato Alfredo e il di lui perbenista padre.

L’ambientazione originale (una villa in campagna) viene trasposta in un buen retiro caprese, ma dà l’impressione più casareccia di quella Fregene che era negli anni ‘50 l’appendice estiva di Cinecittà.

Il climax della vicenda si ha nel terzo quadro, alla festa di Flora ispirata a scene de La dolce vita arricchite da una volgarità molto contemporanea, di cui cade vittima Violetta, ferita nel sentimento e nella dignità. È il ritratto attualizzato di una borghesia vorace e spietata come quella che Verdi mise audacemente in scena nel 1853 alla Fenice di Venezia, provocando uno scandalo memorabile.

 

Traviata, Caracalla

La traviata, Caracalla 2018 [ph] Yasuko Kageyama

 

Nell’ultimo quadro, sotto lo schermo spezzato, con gli ultimi paparazzi appostati sui tralicci per rubare qualche momento di intimità, la protagonista, seduta sulle macerie della sua vita aspetta finalmente il ritorno dell’amante e il perdono di suo padre. Tutto avverrà troppo tardi: all’attimo di felicità intensa succede lo schianto della morte tristemente e cinicamente fissata dallo scatto dei flashes che la daranno in pasto a quella stessa società che l’ha condannata.

Violetta come una diva del cinema

Lodevole quindi, nel contesto di una serata di svago estivo, l’intenzione di proporre una diversa e non banale lettura di Traviata; non sempre all’altezza il risultato che alterna buoni momenti di teatro ad altri di eccessiva confusione.

Costantemente al centro dell’azione la Violetta di Kristina Mkhitaryan dai ragguardevoli mezzi vocali, è un personaggio vivo, reale e palpitante che agisce con sufficiente naturalezza anche nelle ostentate pose da diva e sa vestire di accenti musicali sinceri e commossi la vicenda della protagonista. Accanto a lei, promettente ma acerbo, il giovane tenore Alessandro Scotto di Luzio è Alfredo Germont. Nel ruolo di papà Germont il baritono argentino Fabian Veloz ricorda per vocalità e gusto interpretativo gli interpreti della provincia italiana negli anni ’60, adeguandosi così, forse involontariamente, al racconto del regista.

Completavano il cast i collaudatissimi Domenico Colaianni e Roberto Accurso, e alcuni giovani esponenti di “FABBRICA” il Young Artist Program del Teatro dell’Opera: Irida Dragodi, una Flora di lusso; Rafaela Albuquerque che delinea con garbo e spirito un’Annina tuttofare e Murat Can Guvem che canta con eleganza e agisce con disinvoltura.

Altri spettacoli in programma

Repliche fino al 20 luglio. Dal 14 luglio al 2 agosto tornerà in scena la Carmen, già allestita l’anno scorso, spettacolo straordinario firmato da Valentina Carrasco con giovani e validi protagonisti: la georgiana Ketevan Kemoklidze, il basco Andeka Gorrotxategui e la cinese di Hong Kong Luisa Kwong, anche lei proveniente da FABBRICA.

Si sta invece concludendo in questi giorni la terza tournèe di Opera Camion con i complessi giovanili del Teatro dell’Opera che ha coraggiosamente programmato un adattamento del Rigoletto di Verdi ideato da Fabio Cherstich ad Amatrice, nel reatino e a Roma: Ponte di Nona, Laurentina, Corviale, Labaro in una meritoria e apprezzata iniziativa di decentramento.

 

 

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Imprenditore per nascita, appassionato di opera lirica per precoce vocazione. Curioso d'arte. Ha collaborato con Radio3 e pubblicato su riviste specializzate.

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