Lo stato interiore sul palco di short theatre

La rassegna multi spettacolare di Roma ci porta a riflettere sul nostro vivere insieme e da soli, una riflessione sull'uomo e sul futuro che passa attraverso il teatro, la danza, la musica, le arti visive, ma anche workshio, incontri e clubbing. Ecco i nostri consigli

Negli anni in cui tutti vogliono apparire in qualche modo, ecco una riflessione intelligente e originale su come lo spettatore può divenire protagonista di una performance teatrale e non solo. Questa è una delle essenze della dodicesima edizione di Short Theatre, rassegna «multi spettacolare» che si sta tenendo in questi giorni tra il Macro di Testaccio, il teatro India e la Biblioteca Vallicelliana e che durerà fino a domenica 17 settembre.

Dicevamo «multi spettacolarità» nel senso che da sempre Short Theatre non è solo teatro ma molto altro. All’insegna del mantra del 2017 che è Lo stato interiore, gli organizzatori di AREA06 e il direttore artistico Fabrizio Arcuri hanno portato a Roma 35 compagnie di 15 nazionalità diverse (per la prima volta quest’anno sono presenti anche artisti che provengono da paesi extraeuropei). Teatro, danza, musica, arti visive, installazioni, video, performance, workshop, incontri e clubbing, tutti all’insegna della sperimentazione e della riflessione.

Short Theatre – spiegano gli organizzatori - vuole quest’anno posizionarsi in un luogo da cui poter vedere il panorama del passato, e scorgere le possibilità del futuro. Come suggerisce Lo stato interiore, il nostro essere animali sociali non riguarda certo soltanto l’agire pubblico, esposto. Il vivere insieme ha a che fare con il vivere da soli, il fuori ha a che fare col dentro: i nostri desideri, le nostre paure, le aspettative sul mondo e su noi stessi, il modo con cui intimamente viviamo le relazioni, le emozioni e persino le nostre pulsioni, come disegniamo e costruiamo la realtà. Tra le stelle e la terra, il nostro Stato.

Riflessione sul come si vive se stessi e gli altri, che si traduce in una sperimentazione su come il pubblico può vivere lo spettacolo teatrale e non solo. Short Theatre 12 è un’occasione per lo spettatore di dare il proprio contributo al racconto, almeno per una sera. Tra gli appuntamenti più attesi di questa edizione c’è Nachlass – pièce sans personnes della compagnia Rimini Protokoll. Otto stanze, pensate da altrettante persone che nella vita di tutti i giorni hanno dovuto per qualche motivo ragionare sulla fine della loro esistenza. Nessun attore che si aggira per queste camere ma tanti oggetti scelti da questi protagonisti invisibili. E al centro della scena i visitatori, chiamati a dare il loro senso allo spettacolo (l’allestimento sarà dal 13 al 17 settembre al Teatro India e poi dal 21 al 23 settembre sarà ospitato dal Romaeuropa Festival). 

Si cercano nuovi confini tra attori e pubblico anche in Anarchy (15-16 settembre), dove la performer Semolina Tomic dialoga con gli spettatori che in qualche modo determinano ciò che deve succedere in scena. E la stessa riflessione viene proposta dalle 15 compagnie che popolano la settimana di Short Theatre 12.

Non solo teatro ma anche danza, con (per dirne solo una) la coreografa franco-algerina Nacera Belaza che propone Sur le fil, opera in cui sfida i suoi ballerini a lavorare sull’equilibrio tra corpo e mente, tra trance e coreografia. Alle arti che potremmo definire più classiche si aggiungono sperimentazioni come la performance di Dana Michel (vincitrice del Leone d’Argento alla Biennale di Venezia per l’innovazione nella Danza nel giugno 2017) che somma alla coreografia, l’improvvisazione, la sua storia personale e altri oggetti vari. Non solo danza, ma anche musica. Grazie alla collaborazione con Amigdala, LSWHR e Spring Attitude Waves, in cartellone ci sono live acustici, performance di duo sperimentali pop come i WOWAWIWA e live elettronici. E poi letture pomeridiane, incontri di riflessione sul teatro e non solo, residenze di artisti e incontri-aperitivo su femminismo, ambientalismi e futuro. 

In Short Theatre 12, tutte le arti contribuiscono alla riflessione e alla ricomposizione de Lo stato interiore dello spettatore al fine di intervenire anche in qualche modo su quello che è poi l’agire esteriore. Bisogna provare. È possibile fino al 17 settembre alla Pelanda e Factory del Macro di Testaccio, al teatro India e alla Biblioteca Vallicelliana di Roma.

Il programma completo

Le foto sono prese dalla pagina Facebook di Short Theatre

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