Dalla terra dell'osso, i mille volti della patata turchesca

Lo Sponz Fest di Vinicio Capossela è anche arte. Andrea D'Amore con «Dieci passi dall'erosione genetica» ci fa riflettere sulla sacralità della condivisione del cibo, oltre l'ostentazione e l'accumulo

Ogni anno, da cinque estati a questa parte, le terre svuotate dell'Alta Irpinia tornano a brulicare di anime e idee. Merito dello Sponz Fest - il festival sotto la direzione artistica di Vinicio Capossela - capace di portare nuova linfa creativa, musicale e sociale nelle terre dell'Osso. Ogni anno, lo Sponz declina un tema diverso: questa edizione il titolo è stato All’Incontre’ Я – Rivoluzioni e mondi al Яovescio. Rovesciare il mondo per riscoprirne uno antico, riesaminarne uno attuale e ricrearne uno nuovo.

Oltre alla ricca sezione musicale, il festival ne ospita anche una dedicata alle arti, ideata dalla sorella di Capossela, Mariangela: SponzArti, appunto. SponzArti letteralmente significa «mettiti a bagno». Un invito da un lato a immergersi nella festa e dall'altro a sprofondare fino alle zone più nascoste e morbide: la parte delle emozioni e del vissuto.

Nel pieno spirito rivoluzionario del programma, il titolo è Azioni per moto contrario, a sottolinearne la doppia dimensione performativa e relazionale. Sono tanti gli artisti scelti dal curatore Tommaso Evangelista: Michele Mariano, Michele Giangrande, il Collettivo FX e Virginia Zanetti.

Tra loro, anche Andrea D’Amore. Laureato in letteratura, chef e studioso di cibo e delle sue dinamiche e relazioni, da sempre coltiva una grande passione e attaccamento al concetto di terra, come madre, come nutrice. e così ci ha spiegato:

Il cibo è la misura delle cose, confine tra esigenza e bellezza, è verso dove si va e da cui si parte. Ci siamo ingegnati a creare per esigenza di nutrirsi. La cultura nasce dalla sensazione di sazietà. La libertà nasce dalla possibilità di non dover dedicare gran parte della giornata a procurarsi cibo. La libertà rende possibile o una speculazione culturale fine a se stessa o la cultura quale mezzo per un'ascesa spirituale.

La logica della finanza del debito attenta la nostra libertà distruggendo le comunità, mettendoci uno contro l'altro e, distruggendo l'archetipo della Dea madre, che incondizionatamente dona. Si innesca così l'avidità per l'idea di una sicurezza data da un conto in banca. Dovremmo liberarci, per essere liberi tornare alla terra con un senso di comunità e autonomia.

Su questo pensiero si basa il suo attuale progetto Dieci passi dall’erosione genetica: partendo da un preciso contesto geografico, il paese di Pesche in provincia di Isernia, e da una specifica varietà orticola ormai rara, la patata Turchesca.

Coinvolgendo il mastro birraio del paese Biagio Sannino, D'Amore ha avviato la produzione di una birra di patata Turchesca: la «10 passi». L'obiettivo finale, al di là dell'iniziale produzione di pezzi unici d’artista, è quello di avviarne una commercializzazione per ridare vita alla Turchesca. E diffondere un messaggio: una riflessione sulla perdita di diversità̀ genetica naturale, un tentativo di resistenza attiva contro la smaterializzazione della tradizione agricola territoriale. Messaggio che D'Amore oggi diffonde con una bottiglia-imballo da lui disegnata, a forma di tubero e con un manifesto d’azione sopra. 

È anche pensata per essere un micro-orto capace di far sviluppare i semi nella terra della quale è costituita, concimati dalla carta naturale del manifesto, realizzata in Sri Lanka con lo sterco degli elefanti e serigrafata con pigmenti naturali. Chi acquisisce l’oggetto artistico, quindi, diventa custode dell’identità genetica ed artistica, capace a sua volta di fertilizzare la terra con le idee dell’opera (che deve far proprie prima di affidarle alla natura), di testimoniare il lavoro e diffondere a sua volta il senso del messaggio.

Andrea ha portato nelle grotte del magico Borgo Castello di Calitri (il comune sede principale delle attività sponziane), ЯICAVATO, performance che intreccia il suo percorso artistico con  il concept dello Sponz Fest 2017: l’installazione si ispira alla leggenda locale delle Grotte di San Zaccaria e coinvolge il pubblico nella ricerca di un tesoro alimentare nella terra, evitando una coda di drago, simbolo di paura del maligno, fatta di peperoncini. 

«Ricavato attenta al vizio dell’avidità e dell’ostentazione» dice l'artista. E prosegue:

Lo fa scavando nella pancia del drago (che incarna quella parte di uomini dediti alla speculazione culturale), nel terreno dello Sponz, per cercare un tesoro comune dove la partecipazione collettiva e la condivisione del cibo non cedono l’anima al diavolo ma vi si contrappongono col valore della sovranità della comunità.

Una riscoperta della sacralità della condivisione e del cibo, superando le umane barriere dell’avidità e dell’accumulo. In piena filosofia Sponz Fest, in quella che dovrebbe essere una filosofia globale.

 

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