Domenico Canino, Stay here, my soul, installazione performativa, 2016

Hypernature, mistero e sacralità

In quest'ultima serie pittorica Domenico Canino trova una nuova tinta, rossastra e corposa, che evoca il colore della Terra. Un viaggio mistico, una pratica rituale lenta e continuata alla scoperta/riscoperta delle radici primigenie dell’esistenza umana

Il tema della Terra o meglio, come dichiara lo stesso artista, il «tema dell’estetica della Natura» ha sempre accompagnato la ricerca di Domenico Canino, con un’attenzione particolare, potremmo dire quasi esclusiva, manifestata in diversi lavori e attraverso differenti medium espressivi, dall’installazione alla scenografia, dalla composizione di suoni ambientali alla produzione pittorica.

Scenografie e installazioni visivo-sonore

Domenico Canino è nato a Catanzaro nel 1986 e da anni vive a Roma, città dove si è formato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, diplomandosi in Scenografia con un progetto sulla percezione auditiva (Study on the vibration of the Iron). Dal 2007 collabora con la compagnia di teatro antropologico visuale di Maner Manush – Imago Mundi, per la quale realizza scenografie e installazioni visuali.

  

La particolarità del suo percorso risiede proprio nell’urgenza di combinare differenti linguaggi; dal 2009, infatti, prosegue la sua sperimentazione nel campo della Sound Art e dell’immagine video, dedicandosi parallelamente alla pittura intesa sia come segno che come colore-materia.

Nelle opere di Canino è evidente l’idea di un progetto iniziale da cui partire, sia nelle scenografie teatrali, sia nelle installazioni visivo-sonore ideate in spazi naturali (come My sign and the Sign of Earth, 2011-2012), che nella produzione pittorica concepita in serie.

Le serie pittoriche: dal bianco al nero alla scoperta del colore con Hypernature

Dal 2010 fino ad oggi l’artista si è concentrato nell’ideazione di serie pittoriche elaborate tecnicamente con smalti sintetici e finalizzate alla scoperta o riscoperta delle radici primigenie dell’esistenza umana, percepita come un’identità unica e indissolubile, intrisa di mistero e sacralità. Arte e vita, tempo e spazio, macrocosmo e microcosmo sono alcuni dei temi che ricorrono nelle serie Space, Energy, Masses e The Past, the Present, and the Furture of the Human Condition.

 

Nel 2017, con la serie pittorica Hypernature prosegue questa sorta di viaggio mistico di Canino con alcune novità, di cui ci parla lo stesso artista:

Hypernature la considero una sorta di proseguimento delle serie precedenti, soltanto che prima ho sempre lavorato su due tonalità, il bianco e il nero, chimicamente amalgamate, mentre adesso ho trovato il colore. Lavoro sempre in serie – un concetto unico ma percorso in più “terre” – usando smalti sintetici, quindi colori chimici i quali, una volta mescolati, originano quella sensazione di matericità che non disturba l’immagine dell’opera e le dona vitalità energetica. Con Hypernature per la prima volta ho inserito nella composizione, insieme al bianco e al nero, un colore ed è venuta fuori una nuova tinta rossastra, che evoca il colore della Terra o un rosso-carne come ha già sottolineato Veronica D’Auria. Possiamo dire che con il colore si è aperta un po’ di luce sulle superfici delle mie opere rispetto alla dimensione più cupa dei lavori antecedenti.

Per Canino l’arte è innanzitutto una pratica rituale, una catarsi lenta e continuata di cui l’uomo ha bisogno sia per riconnettersi con la parte più intima e inconscia del suo Io, sia per purificarsi dalle sovrastrutture di pensiero imposte e “pilotate” dalla nostra società. Dietro la ricerca dell’artista si nasconde la necessità di ristabilire un nuovo equilibrio con il proprio sentire, rievocando quella naturalità insita nell’uomo che è energia pura, istinto e volontà al di là del proprio background culturale.

Afferma a proposito Canino:

La natura ritorna e allo stesso tempo è già in noi: siamo una cellula, parte di un insieme. La riscoperta di questo legame viscerale con la Terra potrebbe portarci a molti mutamenti, dal fare politica come al nostro modo di concepire lo scorrere del tempo. 

Con la serie Hypernature, come un artista-sciamano, Canino continua il suo percorso verso le profondità degli elementi naturali, mostrando attenzione alla plasticità delle forme, alla corposità della materia-colore e passando da un tono riflessivo e malinconico a uno più mistico e surreale.

Nelle mie opere c’è un’influenza del surrealismodichiara Canino – poi oggi si parla soprattutto di pop surrealismo anche in relazione alla street art. Spesso si finisce a parlare di surrealismo solo come corrente, invece secondo me il surrealismo c’è sempre stato, anche negli angeli di Leonardo. Ritorna a livelli esasperati con la street art; ad esempio, a me piacciono molto le opere in strade e stimo molti artisti che fanno questo tipo di ricerca anche se io preferisco lavorare in atelier. Credo, però, che si stia verificando un fenomeno opposto, ovvero che il linguaggio della street art adesso stia influenzando molti artisti contemporanei che lavorano in studio, perché si è abituati a vedere le opere in strade e quindi si subisce in qualche misura un’influenza.

Organi umani, radici di alberi e corpi in trasformazione caratterizzano la serie Hypernature

In Ophelia equilibrium, ad esempio, Canino riprende il noto personaggio di Ofelia dandole una connotazione surreale: la donna muore nella natura e nello stesso tempo in essa trova nuova vita trasformando il paesaggio che la circonda durante il suo trapasso. Vita e morte convivono in questo equilibrio sospeso e spirituale.

Domenico Canino, Ophelia equilibrium, smalti sintetici su tela, 2017

Anche in The fox and the anthropocentrism abbiamo una rappresentazione dualistica, stavolta realtà e sogno a confronto. Nella parte superiore dell'opera la volpe giace addormentata, mentre nella parte inferiore si manifesta visivamente la dimensione onirica dell'animale, che traccia il volto di una donna tra radici di alberi e organi umani.

In altri lavori Canino utilizza gli smalti sintetici su pannelli decorativi da riciclo invece che sulla tela, ricercando anche la sua stessa naturalità attraverso l’autoritratto. In questo caso, come dichiara lo stesso Canino, i tempi di esecuzione sono più veloci e la pratica pittorica si fonde alla passione per la decorazione già sperimentata nella sua attività da scenografo.

In questi ultimi lavori ho unito due aspetti della mia ricerca: l’alchimia del colore, soprattutto con l’utilizzo dello smalto sintetico nero, e la materia già intrisa di una sua storica naturalità attraverso il ricorso ai pannelli decorativi riciclati.

Domenico Canino, Inside Self Portrait, smalti sintetici su pannelli da riciclo, 2017

Il tema dell’Hypernature accompagnerà ancora l'artista in questo percorso mistico, sicuramente attraverso altre tecniche e materie, tutte quelle mediante le quali, anche in futuro, Canino avrà la capacità di riconnettersi con l’essenza primordiale della Madre Terra.

 

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Storico dell’arte, archivista e curatore. 

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Cresciuta in una tranquilla città di mare, ho sempre mirato lo sguardo verso orizzonti indefiniti. Poi è arrivata la frenetica e caotica Roma e qui adoro perdermi tra i vicoli e le storie di quartiere. Non riesco a stare ferma, ho bisogno di fare più cose contemporaneamente, sempre credendoci! Sognatrice e idealista, amo mixare le mie passioni: arte, fotografia, poesia, cinema e teatro... altrimenti mi annoio. 

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