Nazareno Strampelli, l'uomo dei grani antichi

Nell'alimentazione cerchiamo sempre più la genuinità ma a volte è tutta una questione di marketing. Parliamo della moda dei grani antichi, li si crede più salutari e adatti ai celiaci, in realtà sono nati per aumentare la resa. Vi raccontiamo la storia di Nazareno Strampelli che nella sua carriera mise a punto oltre 60 varietà di grano

 

Hanno fatto la loro comparsa o meglio la loro ricomparsa qualche anno fa, prima solo in qualche negozio specializzato in biologico, oggi in tutti i supermercati. Stiamo parlando dei grani antichi ed in particolar modo del Senatore Cappelli, che è diventato l’emblema di questo ritorno ai bei tempi andati nonché il più venduto e conosciuto di questi grani. Tra queste varietà citiamo anche: Tumminia, Saragolla, Russello, Bidì, Biancolilla, Maiorca e Perciasacchi.

La storia di questo grano - che evoca nei suoi consumatori un immaginario di tradizione, libertà ed agricoltura slegata da interessi produttivistici ed industriali - in realtà non è poi così antico e soprattutto è nato per fini ben diversi se non diametralmente opposti a quelli per cui ora è tornato in auge.

Nazareno Strampelli nasce a Crisperno (Macerata) nel 1866, si laurea in Agraria con il massimo dei voti all’università di Pisa nel 1891, dopodiché per alcuni anni si dedica all’insegnamento. Nel 1900 inizia a Camerino le sue prime sperimentazioni sull’ibridazione del frumento, pratica nuovissima all’epoca quando l’unico metodo di miglioramento del frumento conosciuto era la selezione, metodo estremamente meno efficiente. Nei suoi esperimenti era aiutato da Carlotta Parisani, sua moglie nonché preziosissima collaboratrice, scomparsa prematuramente nel 1926.

Nel 1903 vince la cattedra ambulante (da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Le cattedre ambulanti di agricoltura furono per quasi un secolo la più importante istituzione di istruzione agraria, rivolta in particolare ai piccoli agricoltori, con l'apporto delle istanze più avanzate degli ambienti intellettuali e dal mondo della docenza, prima libera, poi di ruolo, proveniente dalle scuole e dagli istituti tecnici) poi inizia la sua attività di ricerca a Rieti e, se pur con pochissimi mezzi a disposizione, produsse 53 nuovi ibridi nel 1904, poi 112 nel 1905 e 134 nel 1906.

La situazione alimentare a quei tempi era critica, nonostante ci fossero più terreni coltivabili di ora (sono stati erosi dalle città e dall’aumento delle superfici boscate) eravamo dei forti importatori di cereali, che all’epoca rappresentavano la principale fonte alimentare per gran parte della popolazione.

I grani coltivati all’epoca, i veri grani antichi erano molto diversi da quelli attuali, avevano un ciclo biologico più lungo, arrivando a maturazione ad agosto, erano quindi soggetti a siccità, la loro mietitura avveniva quindi nel periodo in cui era attiva la zanzara anofela, vettrice della malaria, questi grani con delle produzioni di per se modeste che raramente superavano i 10 quintali ad ettaro erano spesso falcidiati dalla ruggine, inoltre la loro taglia alta li esponeva all’allettamento a causa dell’azione del vento, ciò causava ulteriori perdite produttive e complicava il già gravoso lavoro di mietitura manuale.

Il suo lavoro, e soprattutto le sue sementi furono inizialmente osteggiate dal mondo agricolo, in quanto si temeva che avessero preso il posto dei grani tradizionali, critiche non troppo diverse da quelle che ora sentiamo rivolgere all’agricoltura moderna, le sue sementi ebbero grandissima diffusione quando furono spinte dal regime fascista per la battaglia del grano.

Strampelli in tutta la sua carriera mise a punto tramite incroci circa 60 varietà di grano, le più promettenti vennero definite «sementi elette» e furono quelle maggiormente coltivate durante la battaglia del grano, varietà come «Senatore Cappelli» «Ardito», «Balilla», «Italo Balbo» ecc…. Nomi che a parte Senatore Cappelli  e pochi altri per ovvi motivi oggi non sarebbero adatti al marketing che vende un’immagine idilliaca dell’agricoltura dei bei tempi andati.

Le sementi di Strampelli soppiantarono e spesso portarono all’oblio i grani prima coltivati ed il motivo di tale abbandono c’era e per l’epoca era di primaria importanza: le rese medie dagli anni ’10 agli anni ’30 sono passate da 9,5 quintali ad ettaro a 14,6 quintali ad ettaro, si stima che le «sementi elette» messe a punto da Strampelli negli anni ’40 siano arrivate ad interessare fino al 66% della superficie cerealicola nazionale.

Veniamo ora al nostro Senatore Cappelli, una delle poche varietà di grano duro ottenuta da Strampelli per selezione. Questo grano duro non era particolarmente resistente né alle malattie, ne all’allettamento in quanto è troppo alto, aveva però delle ottime rese medie di 1.2 tonnellate ad ettaro, per l’epoca ottime.

Anche la qualità della granella era molto apprezzata, ciò bastò per decretare il grandissimo successo di questo grano basti pensare che per almeno 20 anni il 60% della superficie a grano duro fu coltivata con questa sola varietà. Chi compra grani antichi, come il Senatore Cappelli e lo fa in nome della biodiversità dovrebbe sapere che al giorno d’oggi le industrie sementiere non si sognano neanche di poter coprire con una sola varietà il 60% della superficie a grano duro visto che attualmente esistono a catalogo e sono coltivate molte più varietà di grano.

Strampelli morì nel 1942 non particolarmente ricco, in quanto non pretese mai le royalties sui suoi grani che lo avrebbero senza dubbio reso milionario, all’esterno della sua casa a Crisperno è stata posta una targa con la scritta: «Dove c’era una spiga ne fece crescere due» e ricordiamo anche che fu tra i pochi scienziati italiani a non firmare il manifesto della razza.

I suoi grani si sono diffusi in tutto il mondo e via via migliorati costituiscono le varietà moderne oggi utilizzate.

Negli ultimi anni il prezzo dei cereali è poco remunerativo, infatti spesso e volentieri le rese se pur alte non coprono neanche i costi produttivi, molti agricoltori soprattutto delle aree marginali sono tornati a coltivare e vendere il grano Senatore Cappelli come prodotto di nicchia. Fanno bene questi agricoltori a ritagliarsi un mercato remunerativo, in fondo non c’è nulla di male nell’offrire al consumatore un prodotto diverso dalla massa che magari evoca i sapori di una volta, meno corretto trovo invece attribuire a questi grani qualità salutistiche migliori o addirittura consigliarli per i celiaci, visto che nulla è stato ancora dimostrato, non è neanche corretto sorvolare sulla storia e le circostanze sopra riportate che hanno portato alla nascita e alla diffusione dei grani di Strampelli nati per aumentare le rese, oggi impropriamente definititi «antichi», non è giusto né per la memoria di un importante scienziato che di certo non desiderava creare grani di élite , né tantomeno per l’intelligenza dei consumatori.

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Classe '86, molto loquace e perennemente affamato. 

Laureato in Agraria all'Univeristà degli Studi della Tuscia con specializzazione in politiche economiche e territoriali agricole, lavora come Dottore Agronomo libero professionista e nell'azienda agricola di famiglia. 

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