Pietro Manzo, Una montagna, olio su stampa fotografica, 2017

Pietro Manzo, scenari senza traccia umana

Montagne e paesaggi naturali privati dell'invadenza costruttiva dell'uomo, Pietro Manzo espone i suoi lavori - strati di olio su fotografie stampate - dando vita a una rinnovata morfologia. Alla White Noise Gallery fino al 11 novembre

Riportare i panorami al loro «momento zero», come se l’intervento umano non avesse totalmente sconvolto la loro morfologia naturale, è la chiave di lettura che la White Noise Gallery ha fornito agli ultimi lavori di Pietro Manzo, in mostra fino all’11 novembre negli spazi della galleria romana.

Pietro Manzo nasce nel 1981 in provincia di Salerno e attualmente vive e lavora a Firenze. Tra i riconoscimenti: nel 2008 un premio indetto a Roma dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e nel 2013, a Montreal in Canada, il premio Elizabeth Greenshield Foundation Grant.

La ricerca pittorica di Manzo si è focalizzata negli anni sulla rappresentazione visiva dei moderni conglomerati urbani «familiari eppure alienanti», come sottolineano i curatori della mostra Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti. Nello spazio di San Lorenzo, invece, sono ora esposti una serie di paesaggi in cui i protagonisti non sono più le strutture architettoniche, ma la loro assenza.

Lo sguardo dell’artista si concentra su soggetti specifici, cave di marmo, ponti e viadotti, dove l’invadente azione costruttiva dell’uomo ha lasciato un segno evidente; eppure, su questi stessi panorami, Manzo interviene per mascherare l’irruente passaggio dell’uomo, quasi a volerlo rendere invisibile. Attraverso strati di olio che si sedimentano sulle fotografie stampate, l’artista vela, nasconde o tenta di cancellare questo aggressivo intervento sull’ambiente. Le velature cromatiche, stratificate e giustapposte, non fanno altro che coprire le ferite che l’uomo ha inferto alla natura nel corso degli anni e allo stesso tempo originano una rinnovata morfologia, depurata e ritornata al suo «momento zero».

Interessanti anche le opere esposte nella “project room”, il basement della White Noise, dove Manzo ha appositamente creato un intervento site-specific con frammenti di pietra prelevati dalle montagne trivellate; sono piccole porzioni di quei scenari paesaggistici, che però conservano l’essenza originaria delle montagne da cui sono stati “separati”.

Con questa serie di lavori, Manzo affronta tematiche ambientali importanti senza cadere nella tentazione di inscenare una denuncia urlata. Si denota, invece, un poetico tentativo di ristabilire un rinnovato contatto con la Terra, guidato dalla volontà di trovare consolazione agli “strappi” provocati dall’uomo, attraverso un intervento artistico che, grazie agli strati di olio, sana e al tempo stesso costruisce un’altra visione paesaggistica, un’alternativa concettuale accettabile e non invasiva, forse semplicemente un altrove probabile.

 

PIETRO MANZO | MOMENTO ZERO

A cura di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti

7 ottobre – 11 novembre 2017

White Noise Gallery - via dei Marsi 20,22 Roma

Per maggiori informazioni vedi qui

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