Cannabis light Italia: come coltivarla e consumarla legalmente

Cannabis light Italia: come coltivarla e consumarla legalmente

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Sito pubblicazione: romaitalialab.it
Data: 10/06/21

La cannabis light Italia legale è così definita per via della bassa concentrazione del principio attivo che esclude l’efficacia stupefacente dei suoi derivati: la legislazione del nostro paese descrive due soglie di tollerabilità. Non c’è nessun problema quando la pianta presenta un valore di THC inferiore allo 0,6%.

Cannabis light Italia: le soglie 0.2% e 0.6% di THC

Così come previsto nei regolamenti comunitari e dalla normativa sulla cannabis light Italia, è compito di ogni singolo stato verificare almeno il 30% della superficie coltivata che ospita varietà di canapa industriale. Qualora l’esito di un controllo risulti superiore allo 0,2% ma entro il limite dello 0,6% nessuna responsabilità è a carico dell’agricoltore che ha rispettato le prescrizioni. Qualora il campione presenti una concentrazione superiore allo 0,6% il coltivatore non è ritenuto comunque responsabile ma il giudice può disporre il sequestro o la distruzione della coltivazione.

Quando i valori di concentrazione del THC sono inferiori allo 0,2% è possibile accedere ad aiuti e sostegni da parte del Ministero delle politiche agricole in conformità a quanto stabilisce la regolamentazione Europea. Il Ministero infatti riserva ogni anno una quota delle risorse disponibili fino a 700.000 euro per favorire il miglioramento dei processi di produzione e trasformazione nel settore della cannabis light in Italia.

Obblighi a carico del coltivatore di cannabis light Italia

Secondo l’articolo 3 della legge 242 del 2016 il coltivatore è tenuto a conservare i cartellini d’acquisto delle sementi per almeno un anno e con essi le fatture, al fine di garantire trasparenza e agevolare i controlli da parte delle forze dell’ordine semplificando la tracciabilità delle varietà coltivate – considerando anche che i rivenditori di sementi sono a loro volta soggetti ad autorizzazioni specifiche.

I coltivatori di cannabis light in Italia possono essere oggetto di controlli a campione oltre che a verifiche a seguito di segnalazioni e altre indagini: il riscontro del contenuto THC si deve sempre riferire alla media dell’attivo rilevata tra i campioni di piante esaminati.

I campionamenti con prelievo vanno eseguiti in presenza del coltivatore e rilasciando un campione prelevato per eventuali contro verifiche. Se a seguito dei controlli lca concentrazione di THC è superiore allo 0.2% ma entro lo 0.6% il coltivatore non è considerato responsabile. Con valori superiori allo 0.6% la coltivazione può essere distrutta o sequestrata da parte dell’autorità, escludendo la responsabilità dell’agricoltore in buona fede. Questa tutela è motivata considerando che in una piantagione di cannabis light in Italia è possibile che per motivi genetici alcune sementi possano presentare concentrazioni di THC oltre la soglia legale, nonostante le certificazioni.

Le condizioni per coltivare cannabis light Italia

In primo luogo la pianta deve appartenere all’elenco delle varietà ammesse inserite in questo registro, e presentare un contenuto di THC molto basso. In secondo luogo la piantagione deve essere finalizzata ad un uso industriale e l’articolo 2 della legge 242 del 2016 indica i prodotti che si possono realizzare dalla coltivazione: semilavorati come fibra, oli e carburante, materiale organico per bioingegneria o bioedilizia, materiale finalizzato alla bonifica, ad attività didattiche e di ricerca, o destinate al florovivaismo.

Le infiorescenze di cannabis light Italia

In particolare, il Ministero delle politiche agricole ha precisato con la Circolare 5059/2018 che le infiorescenze da cui si ricavano hashish e marijuana da cannabis light Italia pur non essendo citate espressamente dalla legge 242 del 2016 rientrano nell’ambito delle coltivazioni destinate al florovivaismo, a patto che provengano da varietà ammesse iscritte nel catalogo comune delle specie consentite e che presentino un contenuto di THC che rientri nei limiti legali.

Il vivaista (così come il coltivatore) deve conservare i cartellini e le fatture relative all’acquisto delle sementi di cannabis light Italia per almeno un anno e può vendere senza autorizzazione solo piante ornamentali di canapa che non possono essere oggetto di ulteriore produzione florovivaistica. L’unica eccezione è rappresentata dalla riproduzione di sementi per un solo anno a scopo didattico e di ricerca per gli enti pubblici, le università e le agenzie regionali che si dedicano allo sviluppo e all’innovazione.